I 305 popoli del Brasile alla COP

Sono giunti a Glasgow con una delegazione massiccia per rivendicare la demarcazione delle loro terre dove la biodiversità è regola di vita

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13 novembre 2021:  con un giorno di ritardo sul ruolino di marcia la COP 26 dichiara conclusi i propri lavori.

La COP26 alle battute finali

La COP26 alle battute finali

TG 20 di sabato 13.11.2021

 

Le varie delegazioni giunte in Scozia in difesa del clima, sono ormai rientrate nei rispettivi Paesi. Tra loro anche la delegazione degli indigeni brasiliani, la più numerosa da quando esiste la COP. Fondamentale, per loro - che da più di 500 anni oppongono una strenue difesa delle loro terre e delle acque che le percorrono - era far sentire la propria voce in un contesto dove i potenti e le multinazionali decidono il futuro del pianeta.

 

Acqua, aria e foreste sono esseri viventi che, oltre ad essere fonte di alimento e vita, sono parte fondamentale della cosmologia di questi popoli, che costituiscono il 5% dell’umanitá e preservano l’80% della biodiversitá del pianeta. Eppure, nonostante la massiccia presenza di indigeni, nessuno di loro, a Glasgow è stato invitato a sedersi ai tavoli delle trattative per stabilire quali strategie adottare per salvare il mondo da una catastrofe annunciata. Gli indigeni, che da sempre allertano sulle conseguenze delle azioni degli "industrializzati", ancora una volta sono stati, se non ignorati, guardati con sufficienza e curiosità. Quali le loro richieste? Sostanzialmente la demarcazione delle loro terre, ultime isole di vita in un deserto di degrado ambientale e sociale e questo perché la visione indigena della terra è molto diversa da quella di coloro che prendono le decisioni alla COP.  Una COP, quella appena conclusasi., che per i popoli indigeni ha il sapore dell'ennesima sconfitta.

Simone Giovine/m.c.

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