I 40'000 profughi di Mosul

Tredici aree a disposizione per nuovi campi - Quelli esistenti sono già pieni, Hassan Sham compreso

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L’inizio dell’offensiva militare per liberare Mosul dai jihadisti dell’autoproclamato Stato Islamico (IS) sta aggravando la già drammatica situazione dei rifugiati interni, in Iraq. Dall’inizio dell’offensiva, lo scorso 17 ottobre, sono già più di quaranta mila i civili in fuga, che vanno a sommarsi ai tre milioni e mezzo di sfollati interni già presenti nel paese. Situazione che non può che aggravarsi, anticipano le Nazioni Unite, soprattutto considerando l’avvicinarsi della stagione invernale. Dal 2014, infatti, la violenza nell'Iraq centro-settentrionale ha causato la devastazione e lo spostamento di massa di milioni di iracheni. Le temperature invernali, nel nord dell'Iraq, scendono sotto lo zero. Già lo scorso anno molti bambini sono morti per ipotermia nelle tende dei campi profughi. Il governo iraqeno ha messo a disposizione tredici aree per costruire nuovi campi profughi, che andranno a sommarsi a quelli già esistenti.

Jihadisti mimetizzati in fuga

Il campo di Hassan Sham è nuovo. È stato aperto da poco più di due settimane, vicino allo sterminato campo di Al Khazir, sulla strada che da Erbil porta a Mosul, dalla parte est della città. Al campo stanno arrivando i civili dalle ultime zone liberate. Giungono stipati su grandi camion, alcuni sono dell’esercito, altri sono mezzi di fortuna. Le donne e gli uomini sono separati perché – informano i soldati iraqeni e i servizi segreti – “sappiamo che i miliziani dell’IS cercano di fuggire mimetizzandosi tra i profughi. Tagliano le loro barbe, eliminano ogni segno di riconoscimento e provano a scappare. È solo il coraggio degli altri cittadini che spesso ci indicano i volti e i nomi di chi in questi due anni ha sostenuto il Califfato, che riusciamo a identificarli.”

Hassan Sham, il campo della famiglia ritrovata

All’entrata del campo si creano due lunghe file, gli uomini – che vengono perquisiti - e le donne - che finalmente possono liberare i propri volti dai burqa e mostrare libere il proprio sorriso -. Hassan Sham è anche il campo delle famiglie che si ritrovano. Dopo due anni e 4 mesi – da così tanto dura l’occupazione dell’IS su Mosul – ogni comunicazione con l’esterno è stata vietata. Non erano permessi i telefoni, non le televisioni, nemmeno la radio che non fosse quella dell’IS. I cittadini non dovevano avere modo di ottenere informazioni dal mondo esterno. Né quelle politiche, ma neppure le condizioni di salute dei proprio familiari. Hana fugge da Gogjali.

"Avevo fatto un buco in casa e vi ho nascosto il mio telefono" (©Francesca Mannocchi)

Nel campo di Hassan Sham ha ritrovato le sue tre cugine e suo marito, che non vedeva da più di due anni, perché lui era riuscito a fuggire a Erbil.Stringe il telefono come la cosa più preziosa che ha.

Francesca Mannocchi

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