Tra il ghetto di Takadoum e la giungla di Gourougou (RSI/Ruben Lagattolla)

I migranti della foresta

La vita peggiore dei migranti subsahariani che, cercando un futuro migliore, finiscono nel collo di bottiglia del Marocco

lunedì 04/12/17 05:43 - ultimo aggiornamento: lunedì 04/12/17 05:43

Il Marocco - ne abbiamo parlato qualche tempo fa - è uno dei terminali preferiti da centinaia di migliaia di migranti subsahariani provenienti soprattutto da paesi di lingua francofona dell'Africa Occidentale. Moltissimi vengono nel paese maghrebino per cercare un lavoro e, in attesa di regolarizzazione, vivono in condizioni miserabili nei quartieri ghetto presenti  in tutte le principali città del Nord del paese.

Molti altri migranti, però, vedono e considerano il Marocco solo come stazione di passaggio sulla via della mèta finale: la frontiera con le enclave spagnole di Ceuta e Melilla. Qui, però, non ci sono i "quartieri ghetto" e per migliaia di migranti, quale dimora e approdo, non vi sono che le foreste, situate su colline e montagne intorno alla cittadina di Nador, ultimo posto di frontiera prima di arrivare alla "barriera", alta più di sei metri, che divide Africa ed Unione Europea.

Una vita difficile, senza servizi, acqua e protezione internazionale. Qui i migranti sono soggetti a violenza e soprusi. Secondo l'ultimo rapporto 'Desperate journey' pubblicato dall'Agenzia ONU per i rifugiati (Unhcr) nel terzo quadrimestre del 2017  il numero di migranti partiti da Algeria, Tunisia e Marocco è aumentato in maniera esponenziale. Nello specifico la rotta dal Marocco alla Spagna ha registrato un incremento del 90 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Cristiano Tinazzi

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