Il Vesuvio non è un solitario

Napoli ha due vulcani, entrambi pericolosi, ma uno è meno noto dell'altro: è la caldera dei Campi Flegrei che ospita la parte nord della città

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Passeggiando a Napoli non si può non avvertire la presenza del Vesuvio. Ma, poco più a nord del vulcano di Pompei, c'è un suo fratello, più discreto ma altrettanto pericoloso: il supervulcano dei Campi Flegrei.

Si tratta di una caldera, cioè un vulcano piatto, che quindi non ha la tipica forma conica. “Un vulcano quasi invisibile – spiega la dottoressa Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano –, ma che insiste su un territorio piuttosto ampio”. Il vulcano, infatti, si estende lungo i comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli, Quarto, Giugliano in Campania e parte della città di Napoli. “La sua caratteristica più interessante – continua Bianco – è che una buona parte del vulcano si estende al di là della costa, nel mare”.

Ma non è per la sua estensione che la caldera flegrea è stata soprannominata “il supervulcano”. Il vero motivo sta nella potenziale pericolosità. L’ultima eruzione risale al 1538. Da allora, però, è stato tutt’altro che dormiente. A causa del fenomeno del bradisismo il terreno circostante si innalza costantemente per poi riabbassarsi, generando terremoti. Senza contare che il vero pericolo è che una nuova eruzione potrebbe generare flussi piroclastici in grado di distruggere tutto ciò che si trova nel raggio di decine di chilometri, come mostrato dalle simulazioni effettuate dall’Osservatorio Vesuviano.

Mario Messina

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