Il difficile confronto con la fine

Le direttive anticipate, strumento di autodeterminazione ancora poco noto e utilizzato

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Autodeterminazione, parola chiave del progetto di ricerca sul fine vita del Fondo nazionale svizzero, chiuso nel 2019. Il tema non è più tabù -si sottolinea- l'attenzione pubblica è cresciuta. 

(Pro Senectute/RSI)

Ci sono nuove possibilità di esercitare, per quanto possibile, un controllo sulla propria morte. Ma uno svizzero su tre, secondo un'inchiesta di Pro Senectute del 2017, non conosce le direttive anticipate, il testamento biologico ancorato nella legge dal 2013, che permette di definire le pratiche mediche che accettiamo nel caso non fossimo più in grado di esprimere la nostra volontà. Sono vincolanti in forma scritta e se non chiedono qualcosa di illegale (come l'eutanasia).

Solo il 22% ha espresso le proprie. La possibilità di nominare un rappresentante terapeutico, autorizzato a prendere decisioni in nostra vece, è ancor meno sfruttata. Perché?

Diffusione delle direttive anticipate in Svizzera e per regione linguistica
Diffusione delle direttive anticipate in Svizzera e per regione linguistica (Pro Senectute/RSI)

La sensibilità aumenta, conferma Rebecca Prosperi di Hospice Ticino, ma fatica a tradursi in pratica. Un facile accesso non basta: il tema è complesso e non ci piace riflettere sulla nostra fine, conferma Alberto Bondolfi, professore di etica.

Per saperne di più:

Le direttive anticipate spiegate dall'Ente ospedaliero cantonale

Il formulario delle direttive anticipate (versione breve) sul sito della federazione dei medici svizzeri

La consulenza per compilare le direttive anticipate proposta dalla Croce Rossa

Stefano Pongan
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