Il futuro elettrico dell'auto

Mobilità elettrica: espansione ma anche nuove sfide, come la gestione dell'impatto ecologico per le batterie dei veicoli

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Le auto elettriche sembrano votate a un futuro radioso in Europa, come pure nella Confederazione. Quelle che erano "Cenerentole" sulle strade ora ottengono sul mercato elvetico una progressione con risultati a due cifre e la quota di mercato arriva ormai a sfiorare il 10% del totale.

Questo trend si rafforzerà ulteriormente negli anni a venire, con l’arrivo sul mercato di numerosi nuovi modelli. Volkswagen, per esempio, prevede di vedere sulle strade mondiali oltre un milione di suoi veicoli a corrente entro un orizzonte non lontano, il 2025. È per questo che ha convertito la sua fabbrica Gläserne Manufaktur, a Dresda, in sito produttivo per le Golf elettriche. Il colosso tedesco ha poi previsto di investire circa 1,5 miliardi di franchi nella trasformazione dello stabilimento di Zwickau in "fonte" al 100% di veicoli elettrici entro fine 2020.

Pure per questo la Volkswagen ID.3, primo modello “nato elettrico” del marchio tedesco presentato oggi al Salone di Francoforte, sarà offerta in Germania a meno di 30'000 euro (34'000 franchi), garantendo un’autonomia tra 330 e 550 km. Alla base di tale sforzo di Volkswagen, e lo stesso principio vale per altri costruttori, c’è la consapevolezza che il mercato dell’auto a batteria, si espanderà a macchia d’olio in tempi brevi.

Le batterie, fulcro della "e-mobility"

L’obiettivo dichiarato per tutte le marche che hanno scelto la via dell’auto a corrente è rendere la "e-mobility" attrattiva e possibile per milioni di persone. Da tale scelta, tuttavia, deriva un problema legato alla batteria, con la sua durata, i suoi tempi di ricarica e l’autonomia che può assicurare ai conducenti. “Quanti km fa?” e “quanto ci mette a ricaricarsi” sono infatti le “grandi domande” degli automobilisti interessati a un’elettrica (o ibrida plug-in), e se VW spenderà miliardi di franchi per migliorarne il rendimento, resta il problema di cosa accade alle batterie esauste o danneggiate.

L’EMPA, ossia il Laboratorio federale svizzero per la scienza e la tecnologia dei materiali, su mandato di Auto-Suisse (l’associazione degli importatori di veicoli) sta studiando un sistema efficace e "amico dell’ambiente" per riciclare gli accumulatori a fine vita. I suoi tecnici hanno spiegato che "tutte le fasi della rivalutazione dei loro componenti sono tecnicamente gestibili", ma mentre lo studio va avanti gli importatori si sono già mossi.

Roberto Bonfanti, a capo della sezione ticinese dell'Unione professionale svizzera dell'auto (UPSA) e concessionario di un costruttore molto attivo con le ibride come Toyota/Lexus, ha spiegato infatti che nella Confederazione l’importatore ha previsto un processo con cui si recuperano gli accumulatori esausti o danneggiati, per poi destinarli a un sito specifico per il riciclaggio delle varie componenti. Si tratta di un procedimento, che assicura uno smaltimento pulito delle vecchie batterie e che si adatta senza troppe difficoltà alla crescente diffusione dei veicoli a batteria.

 
Enrico Campioni
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