Il paziente Uno e il suo dottore

Il racconto dell'uomo che vide, in Europa, l'inizio della pandemia. Erano le sei del mattino del 21 febbraio 2020. Esattamente un anno fa

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“C’è stato un momento in cui ci siamo sentiti come i medici dell’Ottocento. Eravamo sperduti, senza punti di riferimento per la gestione dei pazienti Covid”. Il professor Raffaele Bruno è il direttore del reparto di Malattie infettive del Policlinico San Matteo di Pavia. Qui il 21 febbraio di un anno fa, alle sei del mattino, è arrivato il cosiddetto “paziente Uno”, Mattia Maestri.

“Era arrivato in ospedale in condizione gravissime - ricorda il professor Bruno che insieme alla sua équipe e a quella di Rianimazione lo ha curato -. Era intubato, pronato con la febbre”. Viene ricoverato subito nel reparto di anestesia e rianimazione. Diciotto giorni di terapia intensiva. “C’è stato un momento in quel periodo in cui Mattia è diventato un simbolo di speranza per tutta l’Italia. Se ce la faceva lui, significava che si poteva guarire dal virus”. I giorni passano e le sue condizioni migliorano. Quando viene spostato nel reparto di malattie infettive “ricomincia ad avere un contatto con il mondo reale e a fare la cosa più semplice, respirare” come ha raccontato lo stesso Maestri in un messaggio audio diffuso nella scorsa primavera. Sono i giorni più duri per l’Italia. “Siamo arrivati ad avere anche 650 pazienti Covid in un solo giorno” ricorda il professore che in quei giorni insieme alla sua équipe non si è mai fermato arrivando a lavorare anche “ottanta ore di fila”.

Il 21 marzo 2020, nel giorno in cui il premier Conte definisce la pandemia come la “crisi più difficile che il paese sta vivendo dal Dopoguerra”, Mattia Maestri viene dimesso e torna a casa dopo oltre un mese di ricovero. Tra le persone che ringrazierà ci sono i medici degli ospedali di Codogno e Pavia oltre al professor Bruno. Oggi ad un anno di distanza hanno tutti ricevuto le dosi del vaccino contro il Covid: “Se me lo avessero detto un anno fa quando ho incontrato Mattia, non ci avrei creduto. Questa è una grandissima speranza. Speriamo che possano usufruirne il maggior numero di persone possibile perché solo vaccinando tantissime persone avremo un beneficio globale”.

Simone Bauducco

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