I dati sottratti, secondo le accuse, hanno influenzato il voto su Trump e Brexit
I dati sottratti, secondo le accuse, hanno influenzato il voto su Trump e Brexit (keystone)

Il profilo politico di Facebook

Gli esperti: "Smettiamola di parlare di raccolta dati, si tratta di informazioni personali usate per spostare voti"

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Il patron di Facebook, Mark Zuckerberg, si è scusato mercoledì per lo scandalo datagate, la sottrazione dei dati di 51 milioni di utenti, finiti alla controversa Cambridge Analytica per influenzare, secondo le accuse, il voto su Trump e Brexit.

Un mea culpa, però, non può bastare ad archiviare una questione che ormai non è più solo "affare" del gigante dei social media e fa suonare, forte, un allarme per la democrazia.

"Dobbiamo smetterla di parlare di dati, si tratta di informazioni personali: cosa facciamo, chi siamo, chi conosciamo, cosa ci piace o no, dove andiamo, cosa compriamo, il nostro tipo di preferenze politiche o sessuali... e sulla base di queste informazioni il sistema può identificare i messaggi da inviare e quindi influenzare il voto, aumentando la possibilità che uno passi da una parte o dall'altra", spiega Bruno Giussani, direttore europeo di TED, piattaforma di dialogo sui temi dell'innovazione, intervenuto giovedì a Modem, su Rete Uno, in un dibattito che ha visto confrontarsi sul tema anche Giovanni Boccia Artieri, professore di sociologia dei media digitali all'Università Carlo Bo di Urbino e Patrizia Catellani, professoressa di psicologia politica e psicologia sociale all’Università Cattolica di Milano.

Gli esperti si sono confrontati sulle possibilità di profilazione degli utenti, anche alla luce di quanto dichiarato da una delle parti in causa, Michal Kosinski, uno dei ricercatori che ha lavorato all’algoritmo della Cambridge Analytica. Kosinski ha dichiarato che sono sufficienti informazioni su 70 “mi piace” (like) postati su Facebook per sapere, sulla persona in questione, più degli amici; 150 per saperne più dei genitori e 300 per saperne più del partner.

Boutade o meno che sia quella di Kosinski, rimane inquietante ascoltare quanto denuncia il documentario Unfair Game, di Thomas Huchon, appena proiettato al Festival dei diritti umani di Ginevra: “Ecco come procedono gli esperti di Cambridge Analytica, grazie a tutte le informazioni di cui dispongono sull’elettorato definiscono 32 tipi di personalità, distribuite su tutto il territorio, inviano migliaia di messaggi personalizzati, mirando le persone più nevrotiche o inquiete e quindi potenzialmente ricettive al messaggio ansiogeno di Donald Trump. L’azienda ne ha individuate molte in tre Stati: il Wisconsin, il Michigan, la Pennsylvania. Tre Stati che pensa di far passare nel campo di Trump”.

Modem/M. Ang.

"Unfair Game", il servizio su RTS

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