La Roma barocca griffata Fontana

C'è molto Sottoceneri nella Città eterna dove dal triangolo Rancate - Melide - Bissone sono giunti sulle rive del Tevere i suoi rifondatori

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Jean Delumeau, lo storico “della paura e del Paradiso” riteneva che la storia di Roma nel Seicento fosse quella dei suoi acquedotti e delle sue fontane. Soltanto Roma, a quel tempo, poteva contare su tre acquedotti e, se a Parigi e Londra arrivavano dagli acquedotti 10mila metri cubi al giorno, a Roma superavano i 160mila. La storia di quell’acqua ci porta sulle sponde del Lago di Lugano e a una famiglia, quella dei Fontana, che firmerà il paesaggio della Roma barocca fino al ‘700. Carlo Fontana (Rancate 1638 – Roma 1714) è il protagonista di una pagina fondamentale dell’architettura. Fu l’ultimo architetto rinascimentale, ma fu un grande architetto, scultore, disegnatore.

A spiegarlo a Oltre la news è un suo collega contemporaneo, Giovanni Colabianchi, che abbiamo incontrato proprio nel luogo dove si consumò uno degli snodi del passaggio epocale dal manierismo all’epoca dei Lumi: Ponte Milvio. Più o meno in quel punto il Tevere era soggetto a erosione e inondazioni causate anche da un molo fatto costruire da papa Giulio III, all’altezza della sua villa. Così Clemente IX decise di far costruire una “passonata”, una struttura di pali. Il progetto prescelto era proprio di Carlo Fontana, ma non fu realizzato in seguito alla morte del pontefice. Il successore, Clemente X gli preferì un noto ingegnere idraulico, l’olandese Cornelius Meyer che voleva rendere navigabile il fiume da Perugia a Roma.

Ciononostante ancor oggi le orme di Carlo, arrivato giovanissimo dal Mendrisiotto, sono nitide nel paesaggio romano, dalla Fabbrica di S.Pietro ad altre chiese romane, dai cantieri di Ariccia, Montecitorio, agli acquedotti di Bracciano e Civitavecchia, in varie opere sociali, dal Complesso di S.Michele a Ripa fino ai teatri e alle architetture effimere, di cui ci restano i disegni, per le feste delle grandi famiglie capitoline.

Checchino Antonini

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