La fabbrica delle favole

L'universo fiabesco, e il suo significato per cogliere la nostra contemporaneità, al centro di un'ampia esposizione a Ginevra

Un Pinocchio per denunciare sui manifesti elettorali del Secondo dopoguerra italiano le menzogne del Partito comunista. Un Colapesce – personaggio della tradizione siciliana – utilizzato dal cantastorie Fortunato Sindoni per raccontare la mafia e il coraggio di chi la combatté come il generale Dalla Chiesa e i giudici Falcone e Borsellino. Alcuni esempi di come sia la propaganda politica, che l'impegno e la coscienza civile si siano impadroniti di personaggi noti a tutti perché rimandano al patrimonio delle fiabe acquisito fin dall’infanzia.

L'esposizione, al Museo d'etnografia di Ginevra, rimarrà aperta fino al prossimo 5 gennaio
L'esposizione, al Museo d'etnografia di Ginevra, rimarrà aperta fino al prossimo 5 gennaio (MEG Ginevra)

L’esposizione del Museo d’etnografia di Ginevra “La fabbrica delle favole” scava e mette in scena otto racconti popolari nell’infinità della tradizione popolare in particolare europea. Solo nel secondo dopoguerra questo patrimonio culturale si è progressivamente impoverito per cristallizzarsi in poche figure della narrazione cinematografica disneyana, la quale ha definito persino il cromatismo dell’immaginario fiabesco. Ma la ricchissima tradizione orale delle civiltà agrarie precedenti si era pure già formalizzata in un interscambio con quella colta fin dai tempi di La Fontaine in Francia e fino a farsi repertorio mitologico nazionale; ad esempio con i fratelli Grimm in Germania.

 

“Tremate, tremate, le streghe son tornate” era poi uno slogan del movimento femminista degli anni Sessanta e Settanta, che rivalutava non solo i processi contro le donne perseguitate come le streghe, ma anche personaggi fino ad allora negativi come Grimilde (la strega di Biancaneve), e proponeva alle donne una nuova forma di sorellanza. Nel nuovo millennio poi anche la psicologia cognitiva utilizza sempre più le favole andando oltre la tradizione psicanalitica junghiana o freudiana di un Bruno Bettelheim. E si entra in questa mostra attraverso un grande portale che rievoca il ruolo dei fabbri nel farci entrare in un mondo dell’immaginario con regole proprie.

Racconti, simboli e archetipi di un tempo che fu e di un tempo sempre attuale
Racconti, simboli e archetipi di un tempo che fu e di un tempo sempre attuale (MEG Ginevra)

Il Museo d’etnografia di Ginevra ha fatto appello per le sue sale espositive ad illustratori di grido come Lorenzo Mattotti, il cui talento cupamente visionario si impadronisce del racconto della Morte madrina. Morte e Vita che si interscambiano perché il mondo delle fiabe ci accompagna per tutta la vita.

Gabriele Fontana

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