La radio della speranza è donna

Radio mon amour (5) - C'è chi, nello Yemen in guerra, sta lavorando per garantire a sé e al proprio paese un futuro degno d'essere vissuto

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Tutto è nato da un impedimento e l’impedimento è stato, in realtà, di giovamento. Perché Mariam Muhammad al Ma’ari, unica conduttrice radiofonica donna (e giovane) nella città yemenita di al-Mukalla, l’ex forte di al Qaeda fino al 2017, voleva iscriversi alla facoltà di giurisprudenza. “Ma quando mia madre, a cui avevo affidato le carte per la mia iscrizione universitaria, si è trovata in segreteria non c’erano più posti disponibili e allora l’impiegata le ha suggerito la facoltà di Media e informazione: con il senno di poi devo dire che non me ne sono affatto pentita”.

Mariam al Ma’ari è così appassionata ai suoi studi che si è messa subito a lavorare, appena finiti gli esami: ha approfittato di un progetto del British Council e del governo giordano e, con altri giovani, ha partecipato alla costituzione di Radio al Amal. Amal, in arabo, vuol dire speranza. E Mariam – insieme ai suoi amici - ne ha tanta: dall’avere un brillante futuro, al potere lavorare anche in tivù togliendosi il niqab, fino al potere parlare liberamente senza avere paura appena la guerra sarà finita. “Perché – ci dice – in questa guerra siamo tutti vittime della censura, ma i giornalisti lo sono più dei cittadini comuni”.

Laura Silvia Battaglia

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