La ricerca del DNA nei violini

Un laboratorio scientifico a Cremona studia da tempo Stradivari e Amati per poter replicare quei suoni irripetibili

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Nel centro di Cremona c’è un gruppo di ricerca, guidato dal Prof. Marco Malagodi dell’Università di Pavia, che da tempo cerca di scoprire segreti, alchimie di antichi strumenti musicali per poter tramandare "la ricetta" per ricreare la musica perfetta. Quella che usciva dai violini di liutai come Antonio Stradivari, che qui è nato ed ha operato nella sua bottega, Antonio Guarneri detto “del Gesù” o Nicolò Amati. Tre nomi di artigiani che hanno costruito strumenti che, ancora oggi, a distanza di oltre 300 anni, con tutta la tecnologia disponibile, è difficile replicare. 

Qui interviene il team del Laboratorio Arvedi di Diagnostica non invasiva di Cremona dell'Università di Pavia (Centro Interdipartimentale dei Beni Culturali), che trova ospitalità proprio all’interno del Museo del Violino, capace di coniugare ricerche analitiche scientifiche con il sapere artistico di liutai che hanno prodotto strumenti considerati veri e propri tesori, di valore inestimabile. Malagodi, con il suo staff, tramite ricerche sofisticate con radiazioni di diverso tipo, che non "feriscono" in alcun modo gli strumenti, va alla ricerca di quel "DNA" che racconta non solo gli anni di un legno.

Guardare ma non toccare

Nel laboratorio Arvedi, finanziato dalla Fondazione Arvedi Buschini di Cremona, si scava nel passato senza alterare gli strumenti seguendo pure trattati storici, taluni presenti nello stesso Museo di Cremona, che sembrano attribuire speciali poteri acustici proprio ai materiali di rifinitura - verniciatura e lucidatura - che la comunità scientifica vorrebbe tanto poter copiare.

 

I risultati di anni di lavoro potrebbero essere rivelati a breve in speciali appuntamenti coordinati proprio dal Laboratorio Arvedi in collaborazione con la Fondazione del Museo del Violino, il distretto della liuteria e le oltre  200 botteghe liutarie di Cremona. Nessuna anticipazione, difficile dire ora se è stata trovata la ricetta per replicare "Il Cremonese 1715" di Stradivari, oppure il violino Giuseppe Guarneri filius Andreae 1689 "Quarestani". Ognuno ha la sua antica voce, più roca, più squillante, forse impossibile da "bissare" ma, almeno, grazie anche alle analisi di Arvedi, sarà possibile entrare simbolicamente in quelle botteghe per osservare pennelli, resine, compassi, morsetti ed antichi legni.

sdr

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