Le donne del Niger contro il deserto

Gli uomini partono in cerca di lavoro. A coltivare le arachidi, in assenza di pioggia, restano loro: le madri, le figlie, le spose

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Ultimo appuntamento con storie di donne di altri mondi. Dopo l'Iraq e la Malesia, incontriamo oggi le "regine del Niger".

Tutti, negli 80 villaggi del dipartimento di Dogondoutchi, nel centro-sud del Niger, conoscono la storia di Sarraounia Mangou, la regina hausa che, a fine '800, si oppose con coraggio all'avanzata delle truppe coloniali francesi. Secondo le ricostruzioni, tramandate di generazione in generazione, Mangou organizzò la resistenza armata nascondendosi nelle foreste, che coprivano gran parte del territorio.

Oggi, le donne di Dogondoutchi, che in hausa significa "montagne alte", dalle numerose rocce che puntellano questa pianura semi-arida, devono combattere un nemico diverso: la desertificazione. A differenza della regina, che usò tiratori d'arco scelti fra i migliori guerrieri del villaggio di Lougou, sono però rimaste da sole a battersi: una volta terminate le scorte alimentari, molti uomini partono infatti per lunghi mesi, in cerca di salari e cibo per le famiglie. Un'emigrazione silenziosa e inesorabile, verso paesi costieri più ricchi, dalla Nigeria alla Costa d'Avorio, o verso la Libia.

Cambiamenti climatici devastanti

Halidou Hamado Abdoulzakou, agronomo e supervisore locale per l'ONG italiana Coopi, spiega che "il fenomeno è recente. Solo cinque anni fa questo esodo dalle campagne alle città, anche verso paesi della regione come Nigeria, Ghana o Togo, non aveva queste dimensioni". Il cambiamento climatico, associato a una diminuzione della piovosità e quindi ad una riduzione della rendita di agricoltura e pastorizia, "le uniche risorse economiche del nostro dipartimento", prosegue Abdoulzakou, "ha portato ad un circolo vizioso: l'aridità riduce i raccolti e le scorte, così gli uomini partono e, nella stagione successiva, l'estensione dei terreni lavorati cala".

Coopi lavora con i comuni del dipartimento di Dogondoutchi, per sostenere le famiglie più vulnerabili e le comunità locali, all'interno di PARC-Sad, progetto triennale contro l'insicurezza alimentare, finanziato dall'Unione Europea, di cui è partner anche Coopi Suisse."Fra le varie attività, distribuiamo sementi più resistenti, di culture locali come okra e moringa, tradizionalmente condotte dalle donne, recuperiamo terre degradate, costruiamo magazzini per conservare sementi e derrate alimentari, distribuiamo attrezzi meccanici e formiamo gruppi di donne", spiega Giacomo Fassi, capo progetto di Coopi in Niger.

Un intervento mirato, in una regione di confine, in cui l'ONG è attiva da anni. In tutto il Niger, però, le persone in situazione di insicurezza alimentare sono tra 1,4 e 1,7 milioni, secondo le Nazioni Unite. Un trend costante negli ultimi anni, a causa anche del cambiamento climatico.

Le donne di Socoucoutane, uno dei comuni del dipartimento, confinante con la Nigeria, arano quindi i campi a mano, raccolgono e lavorano le arachidi, mantenendo in vita colture di sussistenza fondamentali. Altre che richiedono più manodopera, come miglio e sorgo, sono inevitabilmente calate. "almeno il 65 per cento delle donne del comune", dice l'agronomo di Coopi, "lavora nei campi, in assenza dei mariti: è a loro che offriamo sostegno e formazione, per rendere sostenibile la vita delle famiglie, elaborando piccole strategie di adattamento".

Giacomo Zandonini - Francesco Bellina

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