Una rivoluzione destinata a sconvolgere il mondo del lavoro (pixabay)

L'economia che va in automatico

La Rivoluzione Industriale 4.0 tocca anche la Svizzera, la quale sta diventando uno dei principali centri di sviluppo

martedì 21/11/17 06:07 - ultimo aggiornamento: martedì 21/11/17 06:33

Londra, novembre 2017, aeroporto di Heathrow terminal 5. Il check-in da tempo viene fatto automaticamente. A rilasciare la carta d’imbarco sono degli apparecchi elettronici. Poi però c’è la consegna del bagaglio. Fino a poco tempo fa ci si recava ad uno dei desk e in seguito una persona pesava la valigia, le metteva l’etichetta bianca e verde e ci dava la ricevuta. No, ora anche qui tutto in automatico. Bastano 3 click su uno schermo e il gioco è fatto. La valigia viaggia da sola verso il centro di smistamento. È la digitalizzazione. L’essere umano è superfluo.

E la Svizzera? Parlando di aeroporti, da poco a Zurigo è stato introdotto il controllo automatico dei passaporti. Anche qui meno personale agli sportelli.

Pochi, semplici esempi di cosa voglia dire digitalizzazione, la cosiddetta rivoluzione industriale 4.0. Una rivoluzione destinata a sconvolgere il mondo del lavoro. Si, questo è sicuro.

Opportunità o minaccia?

Come tutte le rivoluzioni, anche quella digitale 4.0 offre due spunti di lettura. Da una parte chi la considera un’opportunità di ottimizzare alcuni processi produttivi e migliorare i servizi. Dall’altra chi invece vede un pericolo per molti posti di lavoro e prospetta scenari catastrofici.

Tra i sostenitori Economiesuisse, l’associazione mantello dell’economia elvetica, la quale vede delle grandi opportunità, e parla di impatto positivo sul mercato del lavoro. In che senso?

Secondo loro “molti posti di lavoro sono scomparsi. Ma altrettanti lavori sono stati creati”. Vero, infatti la digitalizzazione impone la formazione di figure professionali altamente qualificate che possano programmare, costruire, riparare, migliorare tutta la nuova tecnologia. Nella sola Svizzera, dice ancora Economiesuisse, sono stati creati 860'000 nuovi posti di lavoro negli ultimi vent’anni. Questo grazie all’automazione.

Non solo industria. Sergio Ermotti, il numero uno di UBS, in un’intervista rilasciata alla prestigiosa rivista Bloomberg Capital dichiara apertamente che “si potranno avere fino al 30% in meno di posti di lavoro a UBS, ma le professioni saranno più interessanti”. Si tenga conto che UBS tra collaboratori diretti ed esterni, occupa 95'000 persone.

Sergio Ermotti, presidente della direzione di UBS (rsi)

Quello di cui Ermotti parla è la cosiddetta Fintech, la finanza tecnologica. Operazioni bancarie che possono essere effettuate non più solo da un computer, come il consolidato e-banking, ma addirittura da uno smartphone.

Non solo posti di lavoro

Di questi giorni la notizia che Roche, una delle maggiori industrie farmaceutiche a livello mondiale, ha acquistato una società informatica californiana, la Viewics, specializzata nella raccolta ed elaborazione di dati per laboratori. Un’acquisizione che permetterà alla società basilese di generare valore aggiunto nelle sue attività, utilizzando i dati raccolti in modo molto più efficace. Anche questa è digitalizzazione.

I pericoli della digitalizzazione

Di fronte a tutte queste innovazioni, che alimentano la fantasia e le aspettative del mondo economico, ci sono anche aspetti meno idilliaci.

Ad esempio, come in tutte le rivoluzioni, ci saranno delle vittime. La Svizzera è un paese dove l’innovazione e la ricerca sono una parte importantissima del mondo del lavoro elvetico. Le ottime condizioni di lavoro in questi settori sono mondialmente riconosciute. Il rischio è quindi che l’economia elvetica attinga sempre più a piene mani dalle nuove tecnologie che si ritroverebbe sotto casa e che le aziende stesse diventino dei veri e propri laboratori.

Una tesi sostenuta anche da Switzerland Global Entreprises, l’associazione che su mandato della Confederazione aiuta le industrie soprattutto nelle esportazioni.

“La Svizzera fa parte dei paesi più innovativi e competitivi del mondo. Anche in qualità di piazza digitale si è già fatta un nome. In particolare grazie al suo elevato standard di formazione, alla forza lavoro altamente qualificata, nonché alla stretta correlazione tra la ricerca e l’economia, imprese internazionali e imprese tech hanno deciso di stabilirsi in Svizzera, tra di esse si annoverano il gigante di internet Google”.

Altro problema sollevato da chi critica la digitalizzazione è quello della tassazione di questi mezzi di produzione. Se l’essere umano riceve un salario, con il quale contribuisce a pagare le tasse e i contributi, come si farà con un robot? Il problema è che vengano a mancare gli introiti necessari per il funzionamento dello Stato.

Diverse idee sono al vaglio degli esperti e la questione rimane aperta.

Una rivoluzione veloce. Molto, troppo, veloce

Concludiamo con una considerazione: se la digitalizzazione è chiamata rivoluzione industriale 4.0, significa che ce ne sono state 3 prima di essa. Rammentiamole velocemente.

Nella seconda metà del ‘700 ci fu la prima, con l’avvento del vapore, che venne utilizzato per automatizzare molti processi produttivi, soprattutto nell’industria tessile. Il vapore inoltre permise lo sviluppo della ferrovia, rendendo i collegamenti molto più veloci.

La macchina a vapore, simbolo della prima rivoluzione industriale (wikimedia/florival)

Poi, circa un secolo dopo ci fu la Seconda Rivoluzione Industriale. In questo caso furono l’introduzione dell’energia elettrica e del petrolio a trainare questo nuovo sconvolgimento del mondo industriale, il tutto accompagnato da nuove scoperte tecnologiche trainate dal positivismo imperante soprattutto nel continente europeo.

La galleria delle macchine all'Esposizione universale di Parigi del 1900 (wikipedia)

Passano ancora cento anni e nella seconda metà del ‘900 ecco arrivare la Terza Rivoluzione Industriale. Era arrivato il momento dell’informatica e dei computer che avrebbero cambiato ancora una volta il mondo.

Uno dei primi personal computer (web/MAD)

Tre rivoluzioni alle quali il mondo è sopravvissuto, anzi, è migliorato. Perché dunque la Quarta Rivoluzione Industriale fa così paura? La risposta ce la dà Dominick Salvatore, professore di economia alla Fordham University di New York.

 

L'economista statunitense Dominick Salvatore (Fondazione Luigi Einaudi)

“Tra una rivoluzione e l’altra era passato circa un secolo. La quarta invece sta avvenendo in pochi anni. I posti di lavoro distrutti superano quelli creati. Le nuove tecnologie creano valore, ma senza creare posti di lavoro. Anche una volta era così, ma mai in modo così veloce e importante”.

Marzio Minoli

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