Liberi e svizzeri

Si può davvero fare a meno del diritto internazionale? E come? Gli argomenti dibattuti sull’iniziativa per l’autodeterminazione

E’ la prima di una serie di votazioni che definiranno, direttamente o indirettamente, i rapporti fra Svizzera e Europa, con implicazioni riguardanti potenzialmente qualsiasi trattato internazionale con qualsiasi Paese del mondo. Le modifiche costituzionali su cui ci si esprimerà il 25 novembre sono contenute nell’iniziativa UDC “Per l’autodeterminazione”, ufficialmente chiamata “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri”.

La prima, perché all’orizzonte il popolo sarà chiamato alle urne anche su un’altra iniziativa UDC (sull’abolizione della libera circolazione) e probabilmente sul referendum, da poco lanciato, contro la nuova direttiva europea sulle armi. Col testo in votazione in novembre i promotori vogliono sancire nella costituzione il primato del diritto svizzero su quello internazionale, invertendo così l’attuale ordine di priorità.

 

L’appuntamento è particolarmente sentito a livello politico-istituzionale, aspetto che traspare anche dalle strategie, per certi aspetti nuove, scelte per la campagna di voto (vedi foto). Se il fronte del sì ha adottato immagini sobrie e rassicuranti (niente più corvi, pecore bianche e nere o assalti alla bandiera svizzera), i comitati per il no hanno puntato su eventi spettacolari, come la posa di 18 container su Piazza federale (a simboleggiare le tonnellate di beni svizzeri esportate ogni giorno grazie ai trattati internazionali) o il gigantesco cavallo di Troia gonfiato davanti alla stazione di Berna (simboleggiante la minaccia per la democrazia e diritti umani). Queste due ultime azioni riconducono agli argomenti principali del confronto con, sullo sfondo, l’eterno dibattito sulle relazioni Svizzera-Europa (libera circolazione, bilaterali in generale, accordo quadro).

 

Stabilità, affidabilità, benessere della Svizzera

L’iniziativa chiede che, in caso di contraddizione fra un trattato internazionale e il nostro diritto costituzionale, sia quest’ultimo ad avere la precedenza (eccezion fatta per i decreti accettati in votazione o su cui il popolo abbia avuto la possibilità di referendum). Come? Non applicando il trattato, rinegoziandolo e, se necessario, rescindendolo. Economiesuisse, che a suo tempo aveva commissionato un parere legale sulle conseguenze dell’iniziativa, lancia l’allarme. La direttrice Monika Rühl parla di “insicurezza giuridica” e di “600 accordi potenzialmente rimessi in discussione”.

 

Insicurezza giuridica? “Sarebbe il contrario”!”, sostiene il responsabile della campagna per il SI Thomas Matter (UDC).

 

600 accordi rimessi in discussione? “Una sciocchezza”, replica il parlamentare UDC Adrian Amstutz.

 

Ma cosa ne pensa il Consiglio federale? L’Esecutivo premette: i trattati più importanti vengono sempre sottoposti ai cittadini. Simonetta Sommaruga aggiunge: “Prima di stipulare un accordo controlliamo che esso sia conforme alla Costituzione”. Una futura iniziativa potrebbe però rimettere in discussione trattati stipulati con molti Paesi. Per esempio nell’ambito del commercio. “Rinegoziare con 160 Stati? Non siamo soli sulla terra…”.

 

Diritti umani e CEDU

La questione diritti umani (Convenzione e Corte europea di Strasburgo) è, insieme con l’applicazione (parziale) dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, uno degli elementi all’origine della votazione del 25 novembre. L’iniziativa contro i giudici stranieri muove infatti dal mancato rispetto -così sostiene l’UDC- della volontà popolare. L’internamento a vita dei criminali estremamente pericolosi e l’espulsione dei criminali stranieri sono due esempi evidenziati dal partito.

L'aula della grande camera della Corte europea dei diritti umani, a Strasburgo
L'aula della grande camera della Corte europea dei diritti umani, a Strasburgo (keystone)

Ignorando in alcuni casi la giurisprudenza di Strasburgo e applicando il meccanismo dell’iniziativa, la Svizzera dovrebbe uscire dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo? “Non lo si può escludere”, dice la Consigliera federale Simonetta Sommaruga.

 

Di diverso avviso l’UDC, stando alla quale la Svizzera, nella stragrande maggioranza dei casi, non ha problemi di incompatibilità con le sentenze CEDU. Ma non solo.

 

Il rischio di uscita, dicono i contrari, costituisce un vero e proprio autogol anche per i cittadini svizzeri. Laddove non ci sono strutture che tutelano i diritti fondamentali vige la legge del più forte, sostengono: abbiamo bisogno di protezione in quest’ambito.

Il discorso non riguarda il diritto internazionale cogente (che combatte ad esempio il genocidio o la tortura), ammesso dall’iniziativa UDC, ma tutti gli altri diritti fondamentali riconosciuti a livello internazionale. Indipendentemente dall’uscita o meno dalla CEDU, non legandosi alle sentenze di Strasburgo per la Svizzera “non ci sarebbe alcun problema”, sostiene il Consigliere nazionale Adrian Amstutz. Perché?

 

E’ vero la Svizzera garantisce i diritti umani -replica la Consigliera nazionale verde liberale Tiana Moser- ma…

 

Una cosa è certa. L’esito della votazione e lo scarto che ci sarà fra SI e NO avranno delle implicazioni sia sulla politica europea della Svizzera, sia sulla forza contrattuale dell’UDC nel panorama politico-istituzionale del Paese. In attesa del futuro voto sulla libera circolazione.

Gian Paolo Driussi

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