La prefettura di Reggio Calabria ha allestito una nuova tendopoli per i lavoratori stagionali. Il destino di circa 600 migranti africani - di Massimo Lauria e Gilberto Mastromatte

Lo sgombero di San Ferdinando

La prefettura di Reggio Calabria ha allestito una nuova tendopoli per i lavoratori stagionali. Centinaia di migranti africani spostati da una tenda all'altra

giovedì 07/09/17 05:47 - ultimo aggiornamento: martedì 24/10/17 15:20

E’ iniziato il 18 agosto lo sgombero annunciato della tendopoli di San Ferdinando, in Calabria. Circa 600 migranti, provenienti da vari paesi dell’Africa occidentale e impegnati nella raccolta invernale delle arance, sono stati trasferiti nel nuovo campo, predisposto dalla prefettura di Reggio Calabria.

Nuove tende, circa una settantina, che ospiteranno otto letti ciascuna, per dare alloggio agli abitanti del vecchio accampamento. Un badge per entrare, con annesso controllo delle impronte digitali, telecamere a circuito chiuso per sorvegliare l’area, lavatoi per fare il bucato, una moschea, una chiesa e una cucina da campo, che fornirà due pasti al giorno, al costo di un euro e mezzo l’uno. Il cibo, per l’appunto. Uno dei nodi del contendere, per i migranti di San Ferdinando. Alla fine, hanno ottenuto di potersi preparare i pasti anche da soli, in una tenda allestita allo scopo. La nuova tendopoli, costata circa 300'000 euro, sarà gestita dalla protezione civile. Sul posto anche Emergency, che ha aperto un poliambulatorio a Polistena per offrire cure gratuite alle persone indigenti e ai migranti.

 

Il trasferimento era stato deciso dopo l’incendio che, nella notte tra l’1 e il 2 luglio, aveva distrutto parte dell’accampamento. Una soluzione temporanea, a detta del prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari. Per i migranti si dovranno studiare soluzioni abitative idonee, ma non è noto quando avverrà. Un punto, questo, su cui si battono diverse associazioni sindacali. In primis la Usb, che segue da tempo le vicende dei lavoratori africani, sfruttati dai caporali e padroni, che pagano loro un euro a cassetta di arance, quasi sempre a chiamata e senza contratto.

La vecchia bidonville di San Ferdinando venne tirata su nel 2010, subito dopo la rivolta di gennaio, nella vicina Rosarno. All’epoca, le precarie condizioni di vita e di lavoro avevano spinto i migranti a protestare in strada, scatenando la reazione di alcuni residenti. Prima dello sgombero, la tendopoli era la più grande d’Italia. D’inverno giungeva a contenere oltre 2'000 persone. Ad oggi, altre 1'500 vivono tra fabbriche abbandonate e un campo container, poco distante.

di Massimo Lauria e Gilberto Mastromatteo

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Schiavi tra le ceneri  

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