Dal 2010 ad oggi sono 37 le inchieste antimafia condotte in Italia con addentellati in Svizzera
Dal 2010 ad oggi sono 37 le inchieste antimafia condotte in Italia con addentellati in Svizzera (© Ti-Press)

Mani mafiose sulla Svizzera

Il procuratore federale: "Infiltrazioni in gran parte dei cantoni". L'antimafia italiana: "la 'ndrangheta sfrutta vuoti legislativi elvetici"

Le infiltazioni mafiose in Svizzera sono una realtà in crescita; per contrastare il fenomeno, quindi, è necessario varare velocemente nuovi strumenti giuridici al passo con i tempi, perché gli 'ndranghetisti hanno imparato a sfruttare i vuoti legislativi elvetici "muovendosi come l'acqua, che prende la forma del contenitore". È quanto emerge dal confronto tra Sergio Mastroianni, procuratore federale, responsabile per la lotta al crimine organizzato, Antonio de Bernardo, sostituto procuratore della divisione distrettuale antimafia di Catanzaro, Fabio Abate consigliere agli Stati, membro della Commissione agli affari giuridici e il giornalista della RSI Mattia Pacella, mercoledì da Modem, su Rete Uno.

I mafiosi presenti sul territorio elvetico "non hanno limiti. Tutti gli investimenti, leciti o illeciti, sono utili per loro", ha spiegato il procuratore federale Mastroianni, sottolineando che, paradossalmente, le indagini estere obbligano le organizzazioni criminali a spostarsi e a investire in altri paesi come la Svizzera dove, "evidentemente, trovano buone condizioni. Sono toccati dal fenomeno gran parte dei cantoni, in particolare la Svizzera interna".

Condurre inchieste, però, rimane complicato per i vincoli posti dalla legislazione attuale (Art. 260 ter del codice penale). Spesso per perseguire un'organizzazione mafiosa serve anche dimostrare l'esistenza di un crimine, il cosiddetto "reato fine", ad esempio il traffico di droga, che poi diventa prioritario, "in virtù del principio di sussidiarietà", ha precisato il procuratore federale, auspicando un intervento del legislatore per poter perseguire i due crimini insieme, con pene commisurate alla loro gravità.

Fabio Abate, consigliere agli Stati, membro della Commissione agli affari giuridici, ha evidenziato che sono stati adottati atti parlamentari "concepiti per modificare l'articolo 260 ter (...).  Ora il Consiglio federale è stato incaricato, ma le procedure nel nostro paese sono lunghe". È però difficile "entrare in sintonia con la magistratura inquirente dei paesi dove nascono queste organizzazioni criminali - ha proseguito Abate -  e non ci si può limitare ad esaminare incarti...".

Intanto la 'ndrangheta ha capito come agire nella Confederazione, sfruttando le carenze legislative, "a muoversi come l'acqua, che prende la forma del contenitore", ha detto Antonio de Bernardo, sostituto procuratore della divisione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Modem/M. Ang.

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