Professione? Fisico delle nubi

Già cacciatore di tornado negli States, oggi Vincenzo Levizzani analizza le nubi dal punto di vista fisico e chimico monitorando il clima

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Passa le giornate ad analizzare dati al computer, ma non azzardatevi a chiamarlo topo di laboratorio: negli Anni Novanta faceva il cacciatore di tornado nelle pianure americane ed ha anche firmato un'importante scoperta scientifica. Vincenzo Levizzani è l'uomo delle nuvole, ovvero, l'unico professore di fisica delle nubi in Italia e uno dei pochi al mondo. Esemplare raro di una disciplina trascurata nelle scelte di specializzazione dei meteorologi, certo, ma anche portavoce di un mestiere divenuto straordinariamente importante davanti alle sfide del cambiamento climatico.

Nubi e cambiamenti climatici

Un altro modo di osservare le nubi
Un altro modo di osservare le nubi (©Filippo Fiorini)

«Io analizzo le nubi dal punto di vista fisico e chimico, le osservo dallo spazio coi satelliti, ne guardo il comportamento coi radar, ma quando le vedo dal vivo mi fanno sempre lo stesso effetto. Mi toccano le corde dell'animo e mi fermo a vederne le trasformazioni, anche se so già come andrà a finire». Già, come andrà a finire, ci sarà pioggia o bel tempo? «È quello che tutti vogliono sapere ed è un lato importante del mio lavoro - spiega dal suo ufficio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Bologna, città in cui tiene anche una cattedra universitaria - ma c'è dell'altro. Capire i meccanismi climatici che stanno alla base della formazione di una nube e della sua capacità di generare precipitazioni è vitale. Parlo di previsioni stagionali o addirittura decadali e questo ancora non lo sappiamo fare. In futuro, però, potrebbe cambiare la vita a molte persone», soprattutto quelle che sopravvivono grazie a sistemi agricoli strettamente legati al meteo o che abitano zone a forte rischio idrogeologico.

Inseminare le nubi per avere la pioggia

La prospettiva, poi, non è delle più semplici: «Anche se non è ancora stato confermato, i modelli lasciano intendere che il riscaldamento globale porterà a un localizzarsi delle precipitazioni, rendendole più intense, mentre altre zone saranno soggette a una siccità sempre maggiore e quindi alla desertificazione», racconta Levizzani, che mette anche in guardia dalle possibilità reali che l'uomo ha di influenzare volontariamente il meteo: «Con il Grosse Versuche 4 anche la Svizzera ha tentato di confermare i risultati che i sovietici avevano annunciato in materia di weather modification, ma hanno riscontrato effetti molto modesti. Ci sono stati tentativi americani, israeliani, di fatto, però, inseminare le nubi per provocare la pioggia è all'oggi ancora un processo scarsamente riproducibile».

Filippo Fiorini

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