Tutti pazzi per i droni (RSI/Ludovico Camposampiero)

Regole nel far west dei droni

Verso la registrazione obbligatoria degli apparecchi in Europa: “La Svizzera è d’accordo, ma manteniamo un approccio liberale”

sabato 04/11/17 07:33 - ultimo aggiornamento: lunedì 06/11/17 12:34

“Un ultimo controllo alle eliche. Inseriamo la batteria. Ecco, il segnale GPS è stato agganciato: siamo pronti al decollo”. Andrea Perotti è un pilota di droni (guarda l’intervista in cima all’articolo). Come lui ce ne sono tanti, tantissimi.  

Sono circa 100'000 i velivoli come quelli di Andrea venduti finora in Svizzera. Un numero destinato ad aumentare. Si tratta però di una stima, ci fanno sapere dall’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC), perché la Confederazione non dispone di un albo ufficiale e non impone l’obbligo di registrare il proprio apparecchio. Una situazione che potrebbe presto cambiare.

L’EASA, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea, di cui anche la Svizzera fa parte, ha infatti posto di recente in consultazione una bozza di legge che mira ad uniformare le norme in Europa. Questo per evitare che il mondo dei droni diventi una sorta di far west, dove sviluppo tecnologico e leggi non evolvono di pari passo.

Pericolo! (keystone)

Fra le varie novità, spicca soprattutto l’istituzione di un registro dei droni. E l’orizzonte di applicazione è dietro l’angolo: il 2019.

“La Svizzera è molto attiva nelle discussioni in seno all’EASA. Siamo un modello e le nostre proposte vengono spesso accettate”, ci spiega Antonello Laveglia, portavoce del UFAC: “Manteniamo un approccio liberale in materia di droni, ma ci allineeremo alle direttive europee perché non vogliamo ritrovarci ad essere un’isola con regole diverse dal resto del continente”.

L’idea alla base di questo cambiamento normativo è duplice. Da una parte si potranno facilmente identificare i droni che “sgarrano”, volando laddove non è concesso. Cosa attualmente impossibile, se non pizzicando il pilota in flagrante. Dall’altra, registrandoli, i droni potranno essere integrati nello spazio aereo, così da permettere a chi lo gestisce di vederli sul proprio schermo, al pari degli aerei e degli elicotteri.

E anche in questo frangente la Confederazione potrebbe giocare un ruolo chiave. Skyguide, la società che controlla i cieli elvetici, ha infatti creato un software, con tanto di app, per consentire ai piloti di droni di registrarsi e presentare alle autorità il proprio piano di volo, che dovrà in seguito essere approvato. Una soluzione informatica che è un unicum a livello internazionale e che potrebbe imporsi come standard europeo in materia di droni.

Un approccio liberale

La Confederazione, come detto, vuole tuttavia mantenere un approccio definito dallo stesso UFAC come “liberale”. In Svizzera vi sono poche norme ma estremamente chiare, che da sole bastano per gestire un universo in subbuglio.

Chiunque le rispetti può comprarsi un drone e andare il giorno stesso a farlo volare.  Tre le regole principali: mantenere sempre (!) il contatto visivo con l’apparecchio; mai farlo sorvolare assembramenti di persone e mai farlo volare in aree dove è esplicitamente vietato. Fra queste: il raggio di 5 chilometri attorno a tutti gli aerodromi e eliporti e le aree naturali protette.

L’approccio liberale tipicamente rossocrociato ha un suo perché: ha permesso di attirare in Svizzera importanti aziende e start-up legate al mondo dei droni. Non quelli di largo consumo, per la maggior parte prodotti in Cina, ma di tipo professionale: apparecchi dal costo di svariate decine di migliaia di franchi, usati negli ambiti più disparati, come l’industria, l’agricoltura e le scienze della terra. Un esempio in questo senso è di casa nella Svizzera italiana, con l’EOC e La Posta che, insieme alla statunitense Matternett, si sono lanciati in un progetto pionieristico di trasporto aereo di campioni di laboratorio e farmaci urgenti tra il Civico e l’Ospedale italiano di Lugano.

Il Quotidiano di martedì 14.03.2017  

Non solo giocattoli

I droni non sono semplici giocattoli, ma ancora troppe persone non sono pienamente coscienti dei rischi che il loro utilizzo comporta. Gli avvicinamenti pericolosi con altri velivoli sono fortemente aumentati negli ultimi due anni, comunica il Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza. Un esempio su tutti? Il drone che lo scorso 6 maggio si e trovato ad una distanza di appena 10 metri da un Airbus A330 della Swiss che stava atterrando a Zurigo. Le persone a bordo erano 185. Un eventuale scontro avrebbe potuto avere conseguenze disastrose.

“Si ipotizza che l’impatto tra un drone di quelli di largo consumo ed un aereo possa essere paragonato all’impatto con un uccello di grosse dimensioni”, spiega ancora Antonello Laveglia.  “Ma non è una formula matematica”. Per fortuna, per il momento, simili incidenti in Svizzera non si sono ancora verificati.

Ludovico Camposampiero

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