Sulle ali del voto

Nuovi aerei da combattimento: favorevoli e contrari a confronto sul decreto per l'acquisto in votazione il 27 settembre

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Li vediamo ogni tanto sfrecciare in addestramento o in missione, più spesso li udiamo solamente, cercandone la sagoma in cielo, magari durante grandi manifestazioni o importanti visite di Stato. Sono gli F/A 18 dell’esercito svizzero che da oltre 20 anni costituiscono la spina dorsale dell’aviazione militare. I buoni e affidabili calabroni (il nome completo in inglese è McDonnell Douglas F/A-18 Hornet) soffrono però di diversi acciacchi da vecchiaia, tanto che più volte si è dovuto procedere a riparazioni e verifiche sistematiche delle strutture, dopo la scoperta di crepe che avrebbero potuto mettere a rischio la sicurezza dei voli.

La manutenzione degli F/A-18, introdotti negli anni Novanta, si fa sempre più complessa e costosa
La manutenzione degli F/A-18, introdotti negli anni Novanta, si fa sempre più complessa e costosa (keystone)

Sul fatto che l’attuale flotta vada prima o poi rinnovata (interamente o parzialmente) sono più o meno tutti d’accordo. Ma allora perché si va a votare?

Acquisto di nuovi aerei da combattimento: il video esplicativo di Eaysvote sull'oggetto in votazione

 

Sono quattro i candidati alla sostituzione degli F/A 18, da mandare in pensione entro il 2030: Eurofighter (Airbus, Germania), F/A-18 Super Hornet (Boeing, USA), Rafale (Dassault, Francia), F-35A (Lockheed-Martin, USA). Il 27 settembre si voterà sul principio di spesa (massimo 6 miliardi di franchi per una trentina di caccia), la scelta avverrà invece nei primi mesi dell'anno prossimo.

I promotori del referendum dicono: sono tutti aerei di lusso non necessari. Per i compiti di polizia aerea si possono comprare mezzi più piccoli e molto meno costosi. Priska Seiler-Graf, consigliera nazionale PS.

 

Ma la polizia aerea, ribatte il capo dell’esercito Thomas Süssli, è solo uno dei compiti dell’aviazione militare svizzera e anch’essa è stata attentamente presa in considerazione dagli esperti del Dipartimento della difesa. Ed è sulla base di uno specifico rapporto che sono stati proposti (e sono attualmente al vaglio) i quattro modelli rimasti in corsa per la sostituzione degli attuali F/A 18.

 

Dal piano politico-istituzionale proviamo allora a passare a quello più tecnico-pratico. Giacomo Iannelli, pilota, è stato invitato a Berna dal comitato referendario per presentare una possibile alternativa: l'AirMacchi M346 dell'italiana Leonardo (ex Finmeccanica). A suo dire gli interventi o la sorveglianza effettuati in Svizzera dall’aviazione militare avvengono quasi tutti a velocità e quote relativamente basse, dovendo perlopiù fare attenzione a droni o a velivoli ultraleggeri.

 

A Iannelli risponde indirettamente Fanny Chollet, pilota di F/A-18 chiamata da Viola Amherd a rappresentare dinanzi alla stampa i motivi tecnici per dire "sì" ai nuovi aerei da combattimento al vaglio del Governo. Le ipotesi formulate dal comitato referendario, dice, sono “irrealistiche”.

 

Relativamente all’AirMacchi M346, definito dalla stampa d’oltralpe “La Fiat Panda dell’aviazione”, c’è infine un ultimo problema: l’aereo presentato è in realtà (ancora) un mezzo d’addestramento. La versione “aggressor”, quella che per Leonardo calzerebbe a pennello per la Svizzera, è per il momento solo sulla carta (l’inizio della produzione è previsto fra mesi). Priska Seiler-Graf (PS) tuttavia non si scompone e commenta: "L'aereo della Leonardo è solo un esempio di possibile aereo leggero. Ce ne sono altri. Uno di essi, di fabbricazione coreana, è già in funzione. Quel che intendiamo dire è che le alternative non sono state sufficientemente approfondite, non bisogna ora impuntarsi sull'opzione Leonardo”.

Sta di fatto che su Air2030, così si chiama l’attuale progetto di difesa integrato dei cieli svizzeri (nuovi caccia e nuova contraerea, quest’ultima  -costo 2 miliardi di franchi - non sottoposta a voto popolare), sono già stati versati fiumi e fiumi d’inchiostro su carta intestata della Confederazione. Sospeso a suo tempo il rinnovo del sistema missilistico terra-aria dall’allora titolare del dossier Guy Parmelin, per essere inserito in un concetto più armonico che comprendesse anche i nuovi aerei, l’incarto è stato nel frattempo interamente rivisto dalla consigliera federale Viola Amherd, con tanto di benedizione dello scienziato e astronauta svizzero Claude Nicollier.

E allora la questione, quella che finisce nelle mani dei cittadini, torna ad essere politica, per dire "sì" o "no" a 6 miliardi di franchi per una trentina di nuovi aerei.

Gian Paolo Driussi

VAI al dossier di RSI News sulle votazioni del 27 settembre

 
Condividi