Tanto grande, quanto sconosciuto

Carl Spitteler e il singolare oblio della sua opera, a 100 anni dall'attribuzione al poeta svizzero del Nobel per la letteratura

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Carl Spitteler: ovvero, l'unico svizzero di nascita cui venne conferito il Premio Nobel per la letteratura. Da allora sono passati cento anni e oggi le sue opere, singolarmente, sono molto poco conosciute. Famoso è invece il suo discorso "La neutralità di noi svizzeri", che pronunciò a Zurigo nel dicembre del 1914.

Un discorso che lasciò il segno

Il basilese non era solo un autore di talento, ma aveva sempre seguito con interesse anche la politica elvetica, sulla quale però non si era quasi mai espresso. Una delle rare eccezioni fu quel memorabile discorso, quattro mesi dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Allora il conflitto infuriava in Europa. Nel mezzo la Svizzera, una sorta di isola. Non però un'isola di pace, ricordò l'anziano autore, uno dei maggiori del suo tempo, nell'esordio del suo intervento: "Signore e signori, mi sottraggo molto malvolentieri alla mia solitudine e mi presento al cospetto dell'opinione pubblica per parlarvi di un tema che apparentemente non mi riguarda. E in effetti non mi riguarderebbe, se tutto fosse come dovrebbe essere...Noi svizzeri abbiamo permesso che le cose arrivassero al punto tale che, una volta scoppiata la guerra, sorgesse un contrasto di sentimenti e opinioni tra la parte di lingua tedesca e la parte di lingua francese."

Un'intensa espressione di Carl Spitteler, qui in un'immagine del 1916. Due anni prima, il suo celebre discorso sulla neutralità
Un'intensa espressione di Carl Spitteler, qui in un'immagine del 1916. Due anni prima, il suo celebre discorso sulla neutralità (Archivio svizzero di letteratura)

Un contrasto di sentimenti che per Carl Spitteler rischiava di spaccare la Svizzera. A dividerla, le simpatie per i belligeranti: la Svizzera romanda per la Francia, quella tedesca per la Germania. Le due parti del paese hanno sempre avuto forti legami culturali ed economici con le potenze limitrofe, dove si parla la stessa lingua, ricordò l'oratore, fortemente preoccupato perché nei primi mesi della Grande Guerra la frattura fra le due componenti del paese diventava sempre più profonda. L'unità della Svizzera è in pericolo, sottolineò Spitteler con un accorato appello alla coesione: "Ebbene, questo contrasto io non riesco a prenderlo alla leggera...Dobbiamo anzitutto sapere con chiarezza cosa vogliamo. Vogliamo o non vogliamo rimanere uno Stato svizzero che rappresenti di fronte all'estero un'unità politica?”.

Controversie e ostracismi

In gioco secondo lo scrittore vi era nientemeno che il futuro della Confederazione. Col suo discorso tentò di ricucire lo strappo con la parola e l'inchiostro. Descrisse quello che era il giusto atteggiamento da tenere del conflitto. Non disse che non si poteva simpatizzare per l'una o per l'altra parte, ma ricordò che oltre il confine nazionale stavano i nostri vicini e non i nostri fratelli. Questi ultimi, sottolineò, si trovano in Svizzera e ogni minoranza è fondamentale per il nostro paese. Quindi un invito alla moderazione, alla modestia e soprattutto alla neutralità: "E' fuori dubbio che per noi neutrali l'unica posizione giusta consisterebbe nel conservare di fronte a tutti la medesima distanza. È appunto ciò che pensa ogni svizzero, ma è più facile a dirsi che a farsi".

Spitteler con la moglie, nel 1908 ad Amburgo. Dopo il discorso sulla neutralità, le opere dello scrittore vennero bandite dalle librerie tedesche
Spitteler con la moglie, nel 1908 ad Amburgo. Dopo il discorso sulla neutralità, le opere dello scrittore vennero bandite dalle librerie tedesche (Archivio svizzero di letteratura)

Le sue parole suscitarono controverse discussioni non solo in Svizzera, ma anche all’estero e in particolare in Germania, paese duramente criticato da Carl Spitteler per via dell'invasione del Belgio. Per anni le sue opere letterarie -fino ad allora molto lette e apprezzate oltreconfine- vennero bandite dalle librerie tedesche. Lo scrittore pagò un prezzo molto alto per il suo appello "La neutralità di noi svizzeri". Le polemiche giunsero fino a Stoccolma, al comitato del Premio Nobel per la letteratura, che da tempo pensava di assegnargli il prestigioso riconoscimento. Lo ottenne solo nel 1919, quando la Grande Guerra era ormai finita.

Ma perchè oggi Spitteler è un autore praticamente dimenticato? "È considerato uno scrittore di grandi poemi, una forma letteraria che oggi non viene più letta, contrariamente a quel che accadeva all'inizio del Novecento", osserva Stefanie Leuenberger, docente al Politecnico di Zurigo e corresponsabile del progetto dell'associazione "Carl Spitteler - 100 anni dal premio Nobel per la letteratura". "Un gran peccato perchè è un autore molto critico, ironico e satirico", aggiunge, sottolineando inoltre lo spessore di racconti "che affrontano temi molto attuali, come la xenofobia e le relazioni fra uomo e donna".

Attualità del pensiero

Carl Spitteler era convinto che il suo appello restasse inascoltato, come un colpo di tosse di una pulce, scriveva. Ma non fu così. Oggi, a più di 100 anni di distanza, il suo interrogativo su ciò che la Svizzera vuole, su ciò che noi svizzeri vogliamo, è più attuale che mai. Lo conferma anche la recente pubblicazione trilingue "Discorsi sulla neutralità", edita in italiano dalle Edizioni Casagrande e dalla quale sono tratte anche le citazioni del discorso di Spitteler.

Il consigliere federale Alain Berset, lo scorso mese a Liestal, durante la commemorazione del centenario del Nobel conferito a Carl Spitteler
Il consigliere federale Alain Berset, lo scorso mese a Liestal, durante la commemorazione del centenario del Nobel conferito a Carl Spitteler (Joel Sames)

Il volume propone delle riflessioni sul tema da scrittori contemporanei svizzeri come Fabio Pusterla e Adolf Muschg. È solo una delle tante iniziative che si terranno fino alla fine di quest'anno nell'ambito del progetto dell'Associazione "Carl Spitteler - 100 anni premo Nobel per la letteratura", per far riscoprire l'autore basilese. Un uomo che amava molto il Ticino, al punto da augurarsi la polverizzazione del massiccio del San Gottardo per poter respirare l’aria del sud anche a nord delle Alpi.

Anna Maria Nunzi

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