Immagine d'archivio
Immagine d'archivio (keystone/RSI)

Testate nucleari, una minaccia concreta

Nove paesi possiedono armi atomiche: Russia e USA ne detengono il numero maggiore - Guerra in Ucraina, l'esperto: "Avvertimenti di Putin credibili, da non sottovalutare"

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La minaccia nucleare torna a farsi concreta. La guerra in Ucraina continua ormai da oltre 200 giorni e sembra essere entrata in una nuova fase. Dopo la recente controffensiva dell’esercito di Kiev, il presidente russo Vladimir Putin ha infatti decretato la mobilitazione parziale e nel frattempo le autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk e altri territori finiti sotto il controllo di Mosca votano per l’annessione alla Federazione Russa.

Una mossa che molti osservatori guardano con preoccupazione, non solo per quanto attiene al diritto internazionale. Durante un discorso alla nazione, Putin ha infatti dichiarato che la Russia è pronta a “ricorrere a tutti i mezzi di difesa” necessari, compresi quelli nucleari, “per difendersi”. Non è un “bluff”, ha aggiunto il capo del Cremlino, pronto – pare – a impiegare armi di distruzione su larga scala per difendere l’integrità del paese. Se in Donbass vincerà il sì all’annessione, Mosca considererà quindi “ogni attacco contro questo territorio come un attacco al proprio territorio”, ha dichiarato venerdì il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.

 

Minacce che inevitabilmente vengono prese sul serio dalla più alte sfere di vari paesi e che rendono più solido il rischio di guerra nucleare.

Quali sono, tuttavia, i Paesi che detengono ordigni atomici? Vediamo.  

Nove gli Stati con l'arma nucleare

Gli Stati che posseggono armi nucleari sono nove, divisi fra chi ha aderito al trattato di non proliferazione (TNP), che si basa sui principi del disarmo, non proliferazione e uso pacifico del nucleare, e chi invece non lo ha sottoscritto.

I primi sono: Russia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Cina. Quelli che non hanno aderito al TNP sono: India, Pakistan, Corea del Nord e Israele.

 

Sono quindi solo, ufficialmente, nove le nazioni su un totale di quasi 200 a possedere nei loro arsenali quelle che secondo varie stime sono circa 13'000 testate nucleari. La parte del leone, tuttavia, viene fatta da Russia e Stati Uniti, con oltre il 90% del totale: Mosca e Washington possiedono rispettivamente 5'977 e 5'428 testate, secondo i dati resi dalla Federation of American Scientists.

Seguono Cina (350), Francia (290), Regno Unito (225), Pakistan (165), India (160), Israele (90) e Corea del Nord (20). Numeri che vanno presi con le molle, tuttavia, in quanto frutto di stime basate su analisi di esperti, dichiarazioni pubbliche e fughe di notizie. Il numero di testate nucleari detenuto dai vari Paesi è infatti un segreto di Stato, ad eccezione che per USA e Federazione Russa, che sulla base dei trattati START inerenti al disarmo devono sottoporre i propri arsenali a periodiche ispezioni pubbliche.

La lunga strada verso il disarmo

Oggi esistono ancora migliaia di armi nucleari “e il rischio atomico non è mai stato così alto dalla fine della Guerra fredda”, scrive il Dipartimento degli affari esteri (DFAE) sul suo sito, ricordando che la Svizzera partecipa attivamente a tutti i forum mondiali sul disarmo nucleare.

Dopo la Guerra fredda – il conflitto che vide contrapposti, ma non tramite una guerra frontale, USA e URSS tra il 1947 e il 1989/91 -, il miglioramento della sicurezza a livello globale permise di eliminare migliaia di testate nucleari, ma ora, continua il DFAE, "la curva del disarmo si è nettamente appiattita, facendo addirittura registrare una tendenza opposta".

La Russia ha raggiunto l'apice nel 1986, con 40'159 testate, mentre gli USA molti anni prima, nel 1967, con 31'255 testate.

Armi nucleari tattiche e armi nucleari strategiche

Non tutte le armi nucleari sono uguali: si distinguono tra tattiche e strategiche. Non esiste una definizione univoca; ma le prime, spiega alla RSI Pietro Batacchi, direttore della Rivista italiana difesa, sono "approssimativamente quelle che hanno un potenziale ridotto, fino a 50 chilotoni, per qualcuno anche fino a 150". Sopra questa soglia si parla invece di armi nucleari strategiche.

Per quanto riguarda la gittata, le tattiche sono quelle "che vengono impiegate in un raggio limitato, fino a 500 chilometri" e che "possono essere montate su missili (come l'Iskander, già largamente impiegato dalla Russia in Ucraina con testate convenzionali, ndr) e utilizzate contro obiettivi militari". Le armi strategiche vengono invece portate da missili da raggio intermedio o continentale oppure da bombardieri strategici "e il loro impiego non è militare ma mira di fatto ad azzerare un pezzo di civiltà dell'avversario".

In termine concreti, gli ordigni impiegati da Washington nel 1945 contro Hiroshima e Nagasaki si aggiravano rispettivamente intono ai 13-18 e 18-23 chilotoni; "oggi ci sono bombe nucleari da 0,5-1 chilotoni, si tratta di ordigni pensati per avere un effetto circoscritto e far sì che sul campo di battaglia si passi da una situazione di svantaggio a una situazione di vantaggio", aggiunge l'analista.

Sono quindi queste armi, tattiche, che potrebbero essere impiegate da Mosca: utilizzate se il nemico - in questo caso l'esercito ucraino - dovesse minacciare il territorio russo o mettere a rischio interessi ritenuti strategici o vitali.

Il lancio di un missile Iskander
Il lancio di un missile Iskander (Ministero russo della difesa/Keystone)

"La minaccia di Putin è credibile, non sottovalutarla"

Con l'annessione delle autoproclamate repubbliche del Donbass e di altre aree del sudest dell'Ucraina, la minaccia nucleare brandita dal presidente Putin è dunque credibile? Sì, secondo Pietro Batacchi, poiché "la dottrina russa teorizza l'impiego dell'arma nucleare tattica anche qualora si dovessero verificare aggressioni regionali su larga scala, per arrestare questa aggressione". Inoltre, la potenza dell'arsenale nucleare di cui Mosca dispone è impressionante. "Quando parliamo di Russia, - spiega l'esperto - bisogna distinguere tra lo strumento convenzionale, che si è rivelato durante questi otto mesi di guerra in Ucraina piuttosto sgangherato, sottofinanziato e che non è stato modernizzato soprattutto nella sua componente terrestre, e l'arsenale nucleare". Quest'ultimo, "è stato modernizzato ed è molto ampio".

"Non vorrei quindi che qualcuno si dicesse che quello di Putin 'è un bluff' e chi quindi bisogna 'andare a leggere le carte', io non lo farei", conclude il direttore della Rivista italiana difesa.

Ludovico Camposampiero

L'analisi militare di Pietro Batacchi

L'analisi militare di Pietro Batacchi

TG 20 di mercoledì 21.09.2022

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