Tuzla, l’aria che uccide

Il carbone, principale fonte d’energia, ha portato la regione sull’orlo della catastrofe ambientale

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“Qui il cancro ha la stessa diffusione che, altrove, ha l’influenza”. Non è una frase ad effetto, quella di Goran Stojak, rappresentante degli abitanti di Divkovici, ma un riassunto fin troppo efficace della realtà che vive il suo villaggio. Divkovici è vicino - troppo vicino - alla centrale termoelettrica di Tuzla.

Si tratta di una centrale a carbone che riversa nell’aria tonnellate di particelle nocive: d’inverno, quando non è buio o la luce è bassa, spesso non si vede ad un palmo dal proprio naso. Ma è solo una parte del problema: tonnellate di cenere sono state depositate nei luoghi più disparati, contaminando l’acqua e il terreno.

“La gente che era rimasta a Tuzla durante la guerra, se ne va adesso, a causa dell’inquinamento”, afferma la responsabile del Centro per l’Ecologia e l’Ambiente della città, Dzemila Agic. Forse perché in qualche modo dai proiettili ci si poteva riparare, mentre l’aria - che qui può essere letale - è ovunque.

Brigitte Latella

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