Uccelli migratori nel mirino

Iran, Iraq, Arabia Saudita, ma anche Egitto e Libano Paesi sempre più rischiosi - Medio Oriente, questione di ambiente (3)

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Uccidere e catturare illegalmente gli uccelli selvatici è “una minaccia globale per la biodiversità”. Lo recita la Convenzione sulla conservazione delle specie migratorie di animali selvatici del 2014. Ma è soprattutto in Medio Oriente che la cattura illegale di queste specie viventi è diventata uno sport macabro.

La ong specializzata Birdlife lo denuncia chiaro e forte: dall’Iraq all’Iran, passando per la penisola arabica e il Libano, tra le specie più colpite ci sarebbero l’anatra marmorizzata (Marmaronetta angustirostris), il moriglione (Aythya ferina) e la tortora europea (Streptopelia turtur). A estremo rischio è anche la pavoncella gregaria, un trampoliere della specie Vanellus gregarius, Se ne uccidono ogni anno in numero relativamente alto rispetto al totale degli esemplari nel mondo, proprio perché, migrando, le pavoncelle gregarie stazionano in Egitto e in Iraq. Birdlife sta iniziando a costruire una nuova consapevolezza ecologica anche in questo settore e in Libano è partner, nei parchi naturali, per incoraggiare l'osservazione degli uccelli migratori e non la caccia. E la diffusione di questa nuova cultura per preservare le specie sta dando il meritato successo.

Assad Serhal, direttore Birdlife Lebanon, fa sapere: “I nostri principali partner e attivisti sono oggi i cacciatori di ieri. Perché hanno capito che appendere un trofeo in casa o uccidere un uccello migratore in transito per sport o, in casi più rari, per cibarsene con davvero poca quantità di carne non ne vale la pena”. Non sparate sul trampoliere, dunque, sta diventando il motto dei cacciatori del Medio Oriente. Che restano cacciatori, sì, ma con un po’ più di giudizio.

Laura Silvia Battaglia

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