Un voto sul nucleare

Lo spegnimento delle centrali atomiche al centro della votazione popolare del prossimo 27 novembre

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Questo lavoro ha ottenuto, il 26 aprile 2017, il Premio di giornalismo della Svizzera italiana (conferito dall'Associazione ticinese dei giornalisti) nella categoria "On line". Menzione anche a "Il confine di gomma" (di A. Spataro e N. Liver).

La progressiva uscita dal nucleare è la via su cui il Governo ha orientato la politica energetica della Svizzera fin dal 2011, l’anno della catastrofe di Fukushima. Fin qui il principio, che si configura come una delle più importanti premesse della Strategia energetica 2050. Non è quindi più possibile costruire in Svizzera nuove centrali atomiche. Quelle esistenti (Beznau I e II, Gösgen, Leibstadt e Mühleberg) dovranno essere spente al termine del loro ciclo di vita, senza essere sostituite da nuovi impianti. Tuttavia queste 5 centrali, in base al quadro di legge vigente, possono rimanere operative fintanto che le condizioni sul piano della sicurezza risultino adempiute.

Dopo il gravissimo incidente alla centrale di Fukushima, nel 2011, il Consiglio federale dispose la progressiva uscita della Svizzera dal nucleare
Dopo il gravissimo incidente alla centrale di Fukushima, nel 2011, il Consiglio federale dispose la progressiva uscita della Svizzera dal nucleare (keystone)

Contro questa possibilità si colloca l’iniziativa, promossa dai Verdi, su cui saremo chiamati a esprimerci il prossimo 27 novembre. Essa venne depositata verso la fine del 2012 con più di 107’000 firme valide a sostegno. Il testo punta alla valorizzazione delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica e delle misure di risparmio in materia di energia. Ma pianifica soprattutto tempi precisi per la disattivazione degli impianti atomici attualmente in attività. Beznau I dovrebbe così chiudere un anno dopo l’eventuale accettazione dell’iniziativa. Per le altre 4 centrali, diverrebbe invece determinante un termine di 45 anni dalla messa in esercizio.

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Un "sì" all'iniziativa sancirebbe lo spegnimento di tutte le centrali atomiche fra il 2017 e il 2029 (keystone)

Le 5 centrali nucleari svizzere sono entrate in funzione fra il 1969 ed il 1984. Di conseguenza, se l’iniziativa venisse approvata, gli effetti sarebbero i seguenti: per tre impianti (Beznau I/II e Mühleberg) la cessazione delle attività diverrebbe vincolante già per il prossimo anno; le centrali di Gösgen e Leibstadt, invece, verrebbero spente rispettivamente nel 2024 e nel 2029.

Più di un terzo della corrente prodotta in Svizzera è generata dai 5 impianti atomici in esercizio
Più di un terzo della corrente prodotta in Svizzera è generata dai 5 impianti atomici in esercizio (keystone)

Le implicazioni dell'iniziativa sono senz'altro rilevanti, se si considera che oltre un terzo dell'elettricità prodotta in Svizzera è attualmente fornita proprio dalle cinque centrali nucleari (GUARDA il video in cima a questo articolo).

Gli argomenti degli iniziativisti

I promotori del testo, rammentando ciò che cinque anni orsono si verificò a Fukushima, sottolineano anzitutto le questioni attinenti alla sicurezza: l’impatto catastrofico di un possibile incidente nucleare in Svizzera, l’età delle centrali e il problema della produzione di scorie fortemente radioattive. Secondo gli iniziativisti si impone quindi un programma vincolante per la disattivazione dei 5 impianti elvetici. Un “sì” all’iniziativa consentirebbe a detta loro di stabilirlo, completando così la Strategia energetica 2050 della Confederazione.

 

Quanto alla praticabilità di un abbandono pianificato del nucleare, gli iniziativisti confidano nel potenziale di compensazione legato alle fonti rinnovabili: l’energia idroelettrica, quella solare, la forza eolica e le biomasse. Quasi nessun altro paese, sostengono, è posizionato meglio della Svizzera per questa svolta, visto che il 60% del fabbisogno di elettricità è già da decenni coperto dalla produzione idroelettrica nazionale. I favorevoli sottolineano poi il ruolo di diverse aziende che già oggi concorrono alla transizione energetica, creando sviluppo e posti di lavoro in tutte le regioni della Svizzera.

Il “no” di Governo e Parlamento

Il Consiglio federale e le Camere fanno fronte comune nel raccomandare il “no” all’iniziativa, sostenendo la necessità di un abbandono del nucleare che proceda di pari passo con il potenziamento delle energie rinnovabili. Un “sì” al testo, di conseguenza, imporrebbe termini troppo limitati per la disattivazione degli impianti e per la riconfigurazione degli approvvigionamenti energetici. Già nel 2017, con la chiusura di 3 centrali atomiche su 5, risulterebbe impossibile produrre sufficiente energia, da fonti rinnovabili, per compensare i fabbisogni lasciati scoperti dallo spegnimento delle centrali.

 

A rendersi indispensabili sarebbero quindi massicce importazioni di elettricità dall’estero. Ma la rete, afferma l'Esecutivo, non può essere potenziata in tempi così celeri per sostenere il conseguente sovraccarico. Altri rischi, ma di natura finanziaria, sono inoltre legati alle pretese di indennizzo, nell'ordine di miliardi di franchi, da parte degli esercenti delle centrali (revoca delle licenze, mancato ammortamento degli investimenti già intrapresi). Il Governo sottolinea inoltre il ruolo centrale della sicurezza nella gestione delle centrali atomiche attualmente in attività. Gli esercenti, infatti, sono tenuti ad assicurare riequipaggiamenti continui e al livello tecnico più avanzato.

Alex Ricordi/Jona Mantovan/Fabio Salmina

 

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