Si era già fatto ricorso ai militari nella primavera e nell'autunno del 2020
Si era già fatto ricorso ai militari nella primavera e nell'autunno del 2020 (keystone)

L'esercito contro la pandemia

Il Governo accoglie la richiesta dei cantoni: mobilitati fino a 2'500 militari - In molti ospedali letti di cure intense esauriti - Gli esperti: "serve un'inversione di tendenza"

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L'aumento dei contagi e di conseguenza delle ospedalizzazioni dovute al Covid-19 ha indotto il Consiglio federale ad accettare la richiesta di aiuto dei cantoni (finora Giura, Neuchâtel e Vallese) e a mobilitare l'esercito: fino a 2'500 uomini potranno essere impiegati per le cure, la logistica e la campagna vaccinale, in particolare per la somministrazione della dose di richiamo a coloro che hanno ricevuto la seconda da oltre sei mesi. "Siamo pronti a intervenire", ha affermato martedì nella conferenza stampa degli esperti a Berna il brigadiere Raynald Droz, spiegando i dettagli dell'operazione.

L'intervento delle forze armate era già stato deciso durante le prime ondate nella primavera e nell'autunno del 2020. L'esercito scenderà in campo solo in modo sussidiario, laddove i mezzi civili saranno esauriti. L'impiego è limitato al 31 marzo 2022 e, vista la durata superiore alle 3 settimane, richiede l'approvazione del Parlamento. Si ricorrerà perlomeno inizialmente a militi in ferma continuata e in corso di ripetizione, oltre che a volontari con una formazione sanitaria, senza convocazioni in servizio supplementari.

I cantoni per potersi servire dei soldati negli ospedali - sotto la responsabilità e il comando di civili - dovranno dimostrare di non poter trasferire altrove i pazienti in eccesso e di aver già rinviato gli interventi non urgenti.

Gli esperti in conferenza stampa
Gli esperti in conferenza stampa (keystone)

Letti esauriti in numerosi ospedali

 

Attualmente 23 ospedali non hanno più letti di cure intense liberi e 22 non dispongono di personale sufficiente per far funzionare questi reparti a piena capacità, ha detto il divisionario e delegato del Governo per il servizio sanitario coordinato Andreas Stettbacher davanti ai media. A livello nazionale c'è ancora però del margine per dei trasferimenti di pazienti da un nosocomio all'altro. La regione del Lemano e quella di Zurigo sono quelle dove la situazione è più tesa, mentre i nosocomi ticinesi sono quelli con più margine.

In terapia intensiva intensiva ci sono 264 pazienti attualmente in Svizzera. I ricoveri, ha affermato Virginie Masserey dell'UFSP, stanno raddoppiando ogni tre settimane, anche se crescono più lentamente dei contagi, il cui ritmo segue invece quello della seconda ondata. Questo grazie alla protezione data dalla vaccinazione: le ospedalizzazioni di non immunizzati (soprattutto fra i 40 e i 70 anni di età) sono molto più numerose, mentre per chi ha ricevuto due dosi il rischio è molto basso e cresce leggermente con l'età.

"Serve un'inversione di tendenza"

 

Rudolf Hauri, medico cantonale di Zugo, ha ricordato come nel suo cantone i test nelle scuole evidenzino attualmente un tasso di positività che è 20 o 30 volte più alto di prima. Le misure di prudenza e di igiene vanno seguite scrupolosamente, ha ricordato, perché di questo passo ulteriori misure saranno necessarie. Un concetto, questo, ribadito anche dal vicepresidente della task force scientifica federale, Urs Karrer: oggi, ha detto, si stima che in Svizzera dalle 100'000 alle 200'000 persone siano infette e contagiose. Serve quindi "al più presto un'inversione di tendenza", attraverso la vaccinazione (di richiamo e non) già prima di Natale.

 
pon
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