Inchiesta

Abusi su minori in diretta online, un fenomeno globale

Ogni anno, anche decine di svizzeri sono sospettati di pagare per assistere alle violenze - Si stima che in un anno mezzo milione di bambini siano vittime nelle sole Filippine

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L'autore delle violenze è spesso un parente stretto della vittima

L'autore delle violenze è spesso un parente stretto della vittima

  • RTS
Di: Jérôme Galichet (RST)/sf 

Nel 2021, la polizia cantonale vodese sequestra il telefono di un individuo domiciliato a Bremblens, accusato di palpeggiamenti su una bambina di quattro anni. Nel dispositivo, gli inquirenti scoprono quasi 800 messaggi scambiati con contatti nelle Filippine. L’uomo pagava delle persone affinché abusassero di bambini, in diretta davanti alla loro webcam. Nel 2024, viene condannato a 10 anni di prigione per atti sessuali con fanciulli.

Partendo da questo caso, RTS ha cominciato a indagare sul fenomeno degli abusi su bambini trasmessi online, con decine di svizzeri che ogni anno sono sospettati di pagare per essere spettatori delle violenze.

Per prima cosa si è cercato di capire cosa sia successo ai bambini vittime del pedofilo vodese dopo il suo processo. Il Ministero pubblico ha inoltrato richieste alle autorità delle Filippine, che non hanno però ancora fornito una risposta ufficiale.

Gli inquirenti erano pronti a recarsi sul posto per continuare l’inchiesta, ma non è stato possibile. “C’è una certa delusione. Sappiamo che ci sono probabilmente una trentina di vittime, ma sfortunatamente non siamo riusciti a identificarle per mancanza di collaborazione delle autorità filippine”, rileva Jean-Christophe Sauterel, già portavoce della polizia cantonale vodese.

Abusi su bambini a distanza (Mise au point, RTS, 15.032026)

La squadra di Mise au Point ha quindi riaperto questo fascicolo e si è recata nelle Filippine alla ricerca delle vittime del pedocriminale svizzero. Diversi bambini incontrati in un rifugio testimoniano la violenza degli abusi subiti: “La prima volta, stavamo giocando. Mio zio mi ha chiamata nella sua camera al secondo piano. Mi ha mostrato il suo cellulare e ho visto uno straniero. Ho dovuto dire ciao e mostrare il mio ombelico. Poi hanno tolto i miei vestiti uno per uno”, racconta Lina, che aveva 8 anni quando gli abusi sono iniziati.

L’inchiesta nelle Filippine (Mise au point, RTS, 15.032026)

I pedocriminali commissionano gli abusi tramite applicazioni di uso comune, come Whatsapp o Facebook. Le aggressioni e gli stupri si svolgono poi su piattaforme di livestreaming meno conosciute, ma facilmente accessibili al grande pubblico. Queste applicazioni ospitate in Paesi asiatici complicano il controllo e l’individuazione di questi abusi.

Le Filippine sono diventate in pochi anni il centro mondiale di questa industria, dove uno stupro si compra per 25 franchi. “L’autore delle violenze è spesso la madre stessa del bambino. Può essere anche il padre o il fratello. Il cliente straniero istruisce la mamma su cosa fare. Prima, la madre si offre lei stessa. Poi, il cliente chiede i bambini” spiega la tenente colonnello della polizia nazionale filippina, Armelina Manalo.

A Manila, le ONG impegnate nella protezione dei minori sono sopraffatte dall’ampiezza del fenomeno, che è esploso dopo il periodo del Covid. “Ci sono talmente tante segnalazioni che arrivano, e non solo dalla Svizzera: abbiamo pedofili che guardano dalla Germania, dagli Stati Uniti, dal Canada, dall’Australia... Nel 2022, 500’000 bambini sono stati sfruttati, solo nelle Filippine”, spiega Jorge Salang, investigatore per l’ONG International Justice Mission.

Un fenomeno inquietante

La trasmissione in diretta online di abusi su minori preoccupa le polizie di tutto il mondo. La Svizzera non sfugge a questo fenomeno: secondo cifre ottenute presso la polizia federale (Fedpol), il numero di casi annuali rilevati in Svizzera è passato da 11 nel 2019 a 20 nel 2022, con un picco a 39 casi nel 2020. E questi casi rappresentano solo la punta dell’iceberg: molti sfuggono all’attenzione delle autorità giudiziarie, perché si tratta di reati difficili da individuare.

In un rapporto, Fedpol definisce il fenomeno come “il fatto di prendere parte, tramite una webcam, ad atti di natura sessuale che coinvolgono bambini. Il consumatore-istigatore comunica i suoi desideri, ad esempio tramite un forum di discussione, poi paga l’importo richiesto e visiona tramite una webcam gli abusi commessi su minori”.

In Svizzera, il profilo di questi “consumatori-istigatori” sarebbe il seguente: “Sembrerebbe che si tratti generalmente di persone di sesso maschile, di un’età media di circa 54 anni e con pochi precedenti giudiziari”, indica Fedpol. Tra il 2019 e il 2022, casi sono stati segnalati in sette cantoni. Le vittime, dall’altra parte del mondo, sono a volte poco più che neonati.

Indagini complesse e pene variabili

Un caso è venuto alla luce anche nel canton Argovia. Per diversi mesi, uno svizzero di 57 anni ha regolarmente pagato una famiglia nelle Filippine per commettere abusi su quattro bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni, ai quali assisteva in diretta davanti al suo computer. L’uomo è stato condannato nel giugno 2022 a una pena pecuniaria di 150 aliquote giornaliere e a una multa di 4’000 franchi per diffusione, acquisizione e detenzione di pornografia dura, ma i giudici non hanno ritenuto la qualifica di atti di natura sessuale con bambini.

Il caso vodese e quello argoviese mostrano la complessità di queste indagini transnazionali. La componente “live” di questi crimini fa sì che non ci sia necessariamente un salvataggio su un supporto fisico (computer o telefono), il che complica il lavoro degli inquirenti per raccogliere prove sufficienti. Inoltre, le piattaforme digitali su cui si svolgono questi abusi sono spesso all’estero, in giurisdizioni opache che collaborano poco con le autorità giudiziarie straniere. Le inchieste sono quindi lunghe, difficili e non sempre portano a risultati.

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Il Faro: L'eredità di Epstein

Telegiornale 14.02.2026, 20:00

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