L'iniziativa in materia riuscì nel 2016 con oltre 120'000 firme a sostegno
L'iniziativa in materia riuscì nel 2016 con oltre 120'000 firme a sostegno (keystone)

Per imprese responsabili

Aziende svizzere e rispetto all’estero dei diritti umani e della tutela ambientale. Focus sull’iniziativa in votazione a fine novembre

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Il rispetto, anche all’estero, dei diritti umani e delle norme ambientali internazionali si colloca al centro del primo oggetto su cui il popolo dovrà pronunciarsi il prossimo 29 novembre. Chiamate in causa dall’iniziativa, denominata “Per imprese responsabili - a tutela dell’essere umano e dell’ambiente”, sono le aziende svizzere attive a livello internazionale. I promotori del testo, depositato nel 2016 con più di 120’000 firme valide a sostegno, puntano a introdurre tutta una serie di vincoli tesi ad assicurare l’osservanza dei diritti umani e delle prescrizioni ambientali da parte dell’economia.

Soprattutto negli ultimi anni (si pensi alle polemiche concernenti le attività di multinazionali come Glencore o Syngenta) si è senz’altro intensificato il dibattito sulle responsabilità delle imprese sui versanti dei diritti umani e dell’impatto ambientale. La modifica costituzionale proposta dagli iniziativisti impone alle aziende un obbligo di diligenza che si esplicita sotto più aspetti: dalla verifica della conformità dei rapporti d’affari nei Paesi esteri al rispetto dei diritti umani e delle norme ambientali, fino all’obbligo di rimozione delle violazioni individuate.

L'iniziativa venne depositata nell'ottobre del 2016
L'iniziativa venne depositata nell'ottobre del 2016 (keystone)

Ma un altro aspetto saliente del testo risiede nel fatto che la dovuta diligenza richiesta alle imprese si estenderebbe anche alle attività di filiali, di fornitori e dei partner commerciali. Ne deriverebbe così una responsabilità estesa anche alla condotta di aziende da esse controllate. E con la possibilità, nel caso di danni o violazioni da parte di queste ultime, di una chiamata in giudizio delle imprese controllanti dinanzi ad un foro svizzero. Le disposizioni del testo, infatti, verrebbero applicate indipendentemente dalle norme richiamate dal diritto internazionale privato. Attualmente, invece, la responsabilità di un’azienda si estende solo ai danni da essa stessa provocati e, di norma, sulla base delle regole dello Stato in cui i danni si sono verificati.

Le disposizioni previste dal testo sono state giudicate eccessive dal Parlamento. Le Camere hanno quindi adottato un controprogetto indiretto, che rispetto all’iniziativa stabilisce anche nuovi vincoli di rendicontazione e di dovuta diligenza. Le differenze dall’iniziativa vertono invece segnatamente su due aspetti: il coordinamento delle norme a livello internazionale e la rinuncia a responsabilità di gruppo per le imprese svizzere, nell’eventualità di condotte scorrette da parte di filiali o fornitori econonomicamente dipendenti. La normativa prevede inoltre la possibilità di sanzioni fino a 100’000 franchi per la mancata osservanza dell’obbligo di rendiconto. Se l’iniziativa verrà respinta, sarà quest’alternativa a entrare in vigore. Un’ulteriore votazione popolare potrebbe però svolgersi, a seguito di un’eventuale riuscita di un referendum lanciato contro il controprogetto.

Gli argomenti degli iniziativisti

Gli iniziativisti qualificano il controprogetto come un semplice alibi ed evidenziano le responsabilità delle multinazionali nel campo dei diritti umani e della preservazione dell’ambiente: l’irresponsabilità in tali ambiti non deve tradursi in un vantaggio per le imprese a livello concorrenziale. 

Il testo, sottolineano, conferisce alle vittime di violazioni la facoltà di intentare azioni per indennizzi in Svizzera. Tali azioni giudiziarie verrebbero in ogni caso respinte, se le imprese dimostrassero di aver adempiuto ai loro obblighi di diligenza. Di conseguenza, nulla avrebbero da temere le aziende che gestiscono le loro attività in modo eticamente corretto. I sostenitori dell’iniziativa sottolineano quindi l’appoggio alla stessa espresso da numerosi imprenditori e contestano la tesi per cui il testo colpirebbe le piccole e medie imprese: quasi nessuna PMI, sostengono, si avvale infatti di filiali o imprese controllate in Paesi stranieri. 

Il “no” di Governo e Parlamento

Rischi di indebolimento della piazza economica, conflitti con principi di diritto internazionale, effetti controproducenti per le economie dei Paesi emergenti e in sviluppo dove operano le imprese svizzere. Sono alcuni dei principali argomenti evidenziati dal Consiglio federale e dalle Camere, per motivare la loro opposizione al testo.

A livello generale Governo e Parlamento sottolineano il fatto che allo stato attuale nessun Paese al mondo ha, in questo ambito, norme sulle responsabilità così estese come quelle previste dall’iniziativa. Nel caso di un’accettazione, le imprese svizzere sarebbero chiamate a rispondere anche per la mancata diligenza di altre aziende. Il controprogetto indiretto, invece, rappresenta un approccio al dossier coordinato a livello internazionale e, come tale, si fonda sul principio per cui ogni azienda è responsabile per i danni da essa cagionati.

ARi

Sondaggio SSR sul 29 novembre

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