Lo scorso gennaio, durante una conferenza stampa della task force e dell'UFSP (keystone)

"Un bavaglio pericoloso alla Taskforce"

Intervista al ricercatore Claudio Beretta sui rapporti tra politica e mondo scientifico

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Ha suscitato reazioni forti, la proposta della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale di incanalare la comunicazione ufficiale sulle decisioni sulle misure legate alla pandemia: in pratica che sia un'esclusiva di Governo e Parlamento. L'intenzione è quella di arginare le prese di posizione della Taskforce sul Covid19, e così evitare una cacofonia di informazioni, siccome a volte tra esperti e politici ci sono delle incongruenze.

Per i critici questo è un bavaglio alla scienza, oggi è stato pubblicato un appello a favore della libertà di espressione e di ricerca. Tra i suoi primi firmatari c'è anche Claudio Beretta*, ricercatore su temi ambientali alla Scuola universitaria professionale in scienze applicate di Zurigo:

Non è esagerato, dire che a rischio c'è la libertà di espressione?

“No. È importantissimo che la discussione politica su come agire nella pandemia si basi su informazioni indipendenti e scientifiche. Il problema è che, se solo Consiglio federale e Parlamento hanno il diritto di informare il pubblico, c’è il rischio che si sopprimano informazioni scientifiche che non fan comodo nel programma politico. Questo è molto pericoloso.”

L’accusa di una certa cacofonia però è giustificata, perlomeno quando il presidente della taskforce dice una cosa, e la decisione del Consiglio federale non la rispecchia completamente.

“Sicuramente è molto importante che la comunicazione di diversi attori sia coordinata, così da non confondere il cittadino. Però dev’essere sempre possibile una comunicazione diretta della taskforce. Altrimenti c’è il pericolo che le informazioni vengano distorte politicamente.”

Ma in quel che dice non c’è – ci scusi – la presunzione dello scienziato, che è convinto di avere la verità in tasca? La realtà spesso è complessa…

“Sì, la realtà è spesso complessa. Però l’importante è comunicare in un modo non troppo semplicistico e distorto. Io non direi che i politici sono i migliori comunicatori per trasmettere una materia complessa in modo neutrale.”

L’aspetto delicato di una pandemia, ma anche se parliamo di cambiamenti climatici e ambientali, che è il suo settore, è che ci si basa su previsioni, non su una semplice descrizione scientifica. Quanto è possibile restare oggettivi?

“Sì, questo è chiaro. Restano sempre dei fattori di incertezza, quindi è complesso dedurre delle misure da un futuro che non si conosce. Però resta possibile basarsi su un calcolo delle probabilità… e agire in modo da evitare gli scenari peggiori.”

Ma quando lo scienziato vuole diventare politico? Questo è il rischio…

“Lo scienziato deve sempre basarsi su informazioni neutrali dalla sua opinione. Però se c’è un’evidenza scientifica, in combinazione con valori etici, ha il diritto di esporsi con parole chiare. Questo non vuole ancora dire fare politica.”

 

*Claudio Beretta, ricercatore alla “zhaw”, esperto di sostenibilità e presidente dell’associazione foodwaste.ch

Alan Crameri
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