Michela Trisconi in uno scatto del 2018 (©Tipress)

Gli "estremisti" del Covid

L'antenna ticinese che si occupa di radicalizzazione ora è confrontata anche con i membri di movimenti pro o antivaccino

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"Noi registriamo la punta dell’iceberg, il grosso è sui social". A parlare è Michela Trisconi, direttrice della Piattaforma cantonale di prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento. Solitamente questo istituto si occupa di situazioni legate ad ambiti politici o religiosi, ultimamente però si trova anche a valutare i comportamenti di membri di movimenti pro o antivaccino coronavirus.

Negli ultimi giorni si è assistito in Svizzera a una escalation della violenza nelle manifestazioni contro le misure prese dal Governo, l’ultima in ordine di tempo quella non autorizzata svoltasi a Berna, dove alcuni hanno optato per lanciare oggetti e sparare fuochi d’artificio.

Una nuova realtà che ha però lo stesso DNA delle altre sino ad ora analizzate e conosciute: ossia l’uso della violenza per far valere o imporre le proprie opinioni. Come spiega Trisconi, nessuno mette in questione la libertà di esprimersi e protestare, il punto è in che modo.

CSI/AlesS
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