Il take away... resta di plastica

Massimo Suter: "Il biodegradabile è un mantra da tempo, ma in questo periodo di emergenza è andato un po' in secondo piano"

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Servizio take away fa rima - e non è un mistero - con rifiuti in grandi quantità, ne abbiamo parlato ieri. E allora, proprio alla luce del moltiplicarsi dell'offerta di cibo da asporto a causa della chiusura dei ristoranti, oggi abbiamo cercato di capire se si punta o meno su imballaggi biodegradabili.

Più o meno tutti, gioco forza, in questo periodo abbiamo mangiato del cibo da asporto e ci siamo resi conto che spesso, per quanto riguarda gli imballaggi, a farla da padrona è la plastica. Come mai?

Massimo Suter, presidente di Gastroticino è cosciente che la scelta del biodegradabile sia la migliore, ma spiega, non sempre è attuabile: "Il biodegradabile è un mantra da tempo nel settore. In questo periodo di emergenza, con un afflusso superiore alla media di turisti, magari è però andato un po' in secondo piano. Anche perché era più difficile da reperire".

La scelta di quest'ultimo tipo di imballaggi inoltre è spesso più cara. E non è dunque scontato, dicono i ristoratori, in un momento già difficile a causa della pandemia, potersela permettere.

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