Manuele Bertoli (tipress)

"La variante cambia un po' le cose"

Manuele Bertoli: "Bisogna agire più rapidamente e con nuovi strumenti" ma "ci sono i protocolli per affrontare la situazione"

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Un'intera sede scolastica - quella delle medie di Morbio Inferiore - in quarantena per 13 casi di contagio, di cui 2 accertati con il ceppo inglese del coronavirus: lo sviluppo preoccupa anche Manuele Bertoli. "Questa nuova variante cambia un po' le cose, per cui bisogna agire con più rapidità e con misure diverse da quelle messe in campo fino ad ora", afferma il capo del Dipartimento ticinese dell'educazione, della cultura e dello sport. "C'è preoccupazione", ha ammesso ai microfoni delle Cronache della Svizzera italiana, "ma ci sono anche tutti i protocolli e gli scenari per affrontare la situazione.

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La mascherina obbligatoria da inizio novembre non è dunque più sufficiente? "Non so dirle, sono valutazioni che lascio alle autorità sanitarie", è stata la risposta di Bertoli, "ma certo che un numero simile di positivi tutti insieme è inusuale. In quella sede credo che da agosto a dicembre ce ne fossero stati meno dei 13 constatati ora in pochi giorni".

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Per ora il Ticino non prevede altri provvedimenti, come le mascherine alle elementari o i test della saliva sperimentati nei Grigioni. "Dobbiamo anche vedere", ha spiegato Bertoli, "come evolve questa situazione, se si allarga o se si riesce a strozzare il contagio attraverso la chiusura". Nessun cambiamento in vista nemmeno per i trasporti verso le sedi scolastiche. Laddove vengono utilizzati bus di linea, inoltre, "è la Confederazione e solo la Confederazione che può dire che l'occupazione deve essere solo dell'80 o del 50%". Il Ticino aveva chiesto a Berna un intervento su questo aspetto.

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L'insegnamento a distanza generalizzato non è previsto, tranne in casi particolari come quello di Morbio Inferiore, dove verrà applicato per due settimane. "Il passaggio alle lezioni a distanza", ha spiegato Bertoli, "ha almeno due effetti su cui bisogna ragionare: il primo è che si crea un buco formativo perché la scuola non funziona come in presenza, e il secondo è che non è affatto detto che i ragazzi se ne stiano a casa perché non devono andare a scuola. C'è una non sopportazione da parte della popolazione di questa situazione, nei giovani come negli adulti. Ne abbiamo avuto la dimostrazione con i negozi: mercoledì il Consiglio federale ne ha annunciato la chiusura da lunedì e sabato erano pieni".

Difficile prevedere il futuro: "Noi ci siamo attrezzati per essere pronti ed è su quello che agiamo caso per caso, situazione per situazione. Quello che accadrà lo vedremo tutti assieme", ha concluso Bertoli.

Le spiegazioni di Manuele Bertoli

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Il Quotidiano di domenica 17.01.2021

 
CSI/pon
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