Nicola Bagnovini (tipress)

San Gottardo, "vale la pena tentare"

Criteri per gli appalti del raddoppio, il problema è la preferenza nazionale: per l'esperta non si può fare. Bagnovini: "Bisogna dare un segnale"

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Attendibilità del prezzo, che non deve inoltre contare più del 50% nei criteri di assegnazione dell'appalto, e del programma di lavori, rispetto ambientale e soprattutto l'obbligo per il vincitore di avere in consorzio almeno una ditta attiva in Svizzera: sono i criteri che padronato e sindacati, uniti sotto il cappello di Costruzione Ticino, chiedono a Simonetta Sommaruga di applicare nell'attribuzione dei lavori per il raddoppio del San Gottardo, opera da due miliardi e mezzo di franchi per la quale la progettazione è già cominciata. A porre problemi è proprio questa sorta di "preferenza nazionale".

In proposito Federica De Rossa Gisimundo, professoressa di diritto dell’economia all'USI, è tassativa: "Quando si tratta di grossi appalti, la Svizzera è vincolata dagli accordi internazionali che le impongono di rispettare il divieto delle discriminazioni fondate sulla nazionalità. Di principio non può dunque essere privilegiata un'impresa elvetica". E non solo, anche gli altri criteri citati, invece di per sé legittimi, "non possono essere applicati in maniera da costituire una discriminazione dissimulata e proteggere indirettamente imprese nazionali".

"È una proposta coraggiosa ma il politico deve avere il coraggio di esporsi", è la replica indiretta del direttore della società impresari costruttori del canton Ticino, Nicola Bagnovini, il quale ricorda che "c'è l'interesse superiore di lavorare con qualcuno che conosce le nostre norme, i regolamenti". E in caso di ricorso? "Sarà il giudice a decidere". In questo caso il tentativo "vale la pena, bisogna dare un segnale, perché a rischio c'è solo la pubblicazione del bando, senza mettere a repentaglio tutto il programma di lavori".

Igor Cima di UNIA sulla questione controlli
Igor Cima di UNIA sulla questione controlli
 

Dopo il concorso, i controlli

Nella lettera di Costruzione Ticino alla consigliera federale Sommaruga non si parla di controlli. C’è un motivo. Del tema, per il momento - ci si sta occupando a livello cantonale. Ne stanno discutendo associazioni di categoria, commissioni paritetiche e ispettorato del lavoro. “Bisognerà fare in modo che i controlli possano venir fatti da organismi con sede in Ticino e non dalle commissioni paritetiche nazionali, perché quando si parla di abusi di rilevanza penale la prossimità con il lavoratore è fondamentale”, spiega alla RSI il sindacalista di UNIA Igor Cima, che ha seguito tutta la vicenda sul cantiere AlpTransit.

CSI/pon
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