Il nuovo Eldorado dell'esplorazione spaziale
Il nuovo Eldorado dell'esplorazione spaziale (keystone)

Un lungo viaggio per Marte

Molti gli ostacoli per la prima missione umana sul pianeta rosso: dalle radiazioni alla scarsa gravità

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Marte sembra il nuovo Eldorado dell’esplorazione spaziale, con una moltitudine di missioni verso il pianeta rosso in programma per i prossimi anni pianificate da Europa, Stati Uniti, Giappone, India, Cina ed Emirati Arabi Uniti, senza dimenticare le iniziative private.

Primi passi sul pianeta rosso

Un possibile esempio di avamposto di esplorazione su Marte
Un possibile esempio di avamposto di esplorazione su Marte (NASA 2009)

Buona parte di queste missioni hanno scopi scientifici, in particolare la ricerca di tracce di vita, ma quelle che hanno maggiormente catturato l’interesse generale sono quelle che puntano a portare i primi esseri umani sul quarto pianeta dal sole e stabilirvi una colonia. In corsa ci sono la statunitense NASA, l’Agenzia spaziale europea (ESA) e quella russa, così come due società private: SpaceX, del miliardario Elon Musk, e l’olandese Mars One.

 

Perché Marte?

Sembra possibile che la prima colonia umana al di fuori della Terra sarà su Marte, che, dopo Venere, è il pianeta a noi più vicino e presenta diverse similitudini con la nostra casa tra le stelle. Il giorno marziano è di soli 40 minuti più lungo di quello terrestre e, grazie a una simile inclinazione dell’asse di rotazione, anche su Marte esistono delle stagioni. La presenza di acqua ghiacciata, confermata da recenti missioni, sarebbe poi una manna per i coloni.

 

Gli ostacoli sono molti

Nonostante queste similitudini, gli ostacoli sulla strada di una colonia marziana sono ancora molti. Appena partiti, gli astronauti lascerebbero il campo magnetico terrestre, che ci protegge dalle radiazioni in arrivo dallo spazio. Il bombardamento radioattivo continuerebbe anche una volta sulla superficie di Marte, privo di un simile campo magnetico, con conseguenze ancora allo studio, così come le opzioni per proteggere gli astronauti.

Colonie sotterranee, un possibile scudo dalle radiazioni
Colonie sotterranee, un possibile scudo dalle radiazioni (NASA 2015)

Un altro problema è la gravità, che su Marte è il 38% di quella terrestre e a lungo termine potrebbe provocare perdita di massa muscolare e fragilità delle ossa in maniera simile, anche se meno forte, a quanto succede agli astronauti della Staziona spaziale internazionale.

 

L’atmosfera marziana è estremamente rarefatta e non è in grado di filtrare i raggi ultravioletti o di trattenere il calore del sole, con temperature medie tra -87 e -5°C. I coloni dovrebbero inoltre vivere in spazi pressurizzati dai quali potrebbero uscire solo protetti da tute.

A questi problemi si aggiungono quelli del viaggio verso Marte (che allo stadio attuale dura circa nove mesi) e quello del trasporto di materiali e risorse per la colonizzazione. Il trasporto di un chilo di materiale fuori dall’orbita terrestre attualmente costa fino a 40'000 dollari.

Molte sfide

Le sfide che scienziati, ingegneri e ricercatori devono affrontare prima di poter vedere un uomo camminare su Marte sono molte, ma le diverse agenzie spaziali stanno lavorando alacremente per trovare delle soluzioni, e la NASA ha stilato un primo piano a grandi linee per portare i coloni sul pianeta rosso all’orizzonte 2030.

 

Fino a quando questi ostacoli non saranno superati, ci possiamo aspettare un aumento della popolazione di robot sulla superficie, che andranno a fare compagnia ai due rover della NASA, Oppurtunity e Curiosity, e quest’ultimo magari non dovrà più cantarsi da solo “Tanti auguri a te” ogni anno.

sf

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