Negli Anni Settanta il progressive rock non fu soltanto un linguaggio musicale, ma un vero universo visivo. Le copertine dei dischi diventarono portali simbolici, estensioni narrative della musica, opere d’arte capaci di anticipare, amplificare e talvolta spiegare ciò che l’ascoltatore avrebbe incontrato solco dopo solco.
Illustratori e designer come Roger Dean, Hipgnosis, Storm Thorgerson o Paul Whitehead trasformarono l’artwork in un elemento essenziale del racconto progressive. I mondi sospesi di Yes, le architetture impossibili dei Genesis, le visioni enigmatiche dei Pink Floyd o le geometrie concettuali dei King Crimson non erano semplici immagini promozionali, ma chiavi d’accesso a universi sonori complessi, colti, spesso visionari.
In un’epoca dominata dal vinile, la copertina era un gesto di lentezza e contemplazione: si osservava, si decifrava, si abitava. Simbolismo, surrealismo, fantascienza, esoterismo e pittura colta dialogavano con suite musicali, concept album e testi filosofici, rendendo l’esperienza dell’ascolto totale e multisensoriale.
La puntata ripercorre alcune delle copertine più iconiche e leggendarie del progressive rock anni Settanta, interrogandosi sul loro ruolo culturale: come hanno influenzato l’immaginario collettivo? Che rapporto instauravano tra musica e arti visive? E perché, ancora oggi, continuano a essere citate, ristampate, studiate?
Un viaggio tra immagini e suoni per riscoprire un tempo in cui il disco non era solo da ascoltare, ma da guardare, immaginare e sognare.
Alessandro De Rosa e Giovanni Conti ne parlano con Enzo Gentile, giornalista, scrittore e critico musicale e Francesco Messina, art director, musicista, docente di Design della Comunicazione all’Università Iuav di Venezia e co-fondatore insieme a Franco Battiato della casa editrice L’Ottava.
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