Edizione del 18.04.2019

Al voto… 11 anni dopo lo sciopero

È stata una delle pagine più vivide della recente storia della Svizzera italiana, lo sciopero delle maestranze FFS, sostenuto via via da migliaia di cittadini, contro la chiusura delle Officine di Bellinzona. Ne nacque un’iniziativa popolare, forte di quasi 15’000 firme raccolte dall’omonima Associazione, sorta sulla scia dello sciopero. Sono trascorsi 11 anni da allora e dopo vari tentennamenti e pause di riflessione, quello che sorse come progetto per salvare il salvabile, approda infine davanti al popolo, che potrà dire la sua il prossimo 19 maggio.

Il lavoro alle Officine di Bellinzona (©Archvio Ti-press)

 

L’iniziativa chiede l’elaborazione di una legge a favore della creazione di un polo tecnologico-industriale nel settore dei trasporti e del materiale rotabile attraverso l’individuazione di una zona predisposta ad ospitare un simile esercizio. Nel contempo esige la costituzione di una società pubblica che rilevi le attività delle Officine FFS di Bellinzona e ne sviluppi di nuove nel settore dei trasporti. Nel caso le FFS dovessero opporvisi, il Cantone potrebbe procedere all’espropriazione di terreni ed impianti della Confederazione.

Castione:l'area delle future Officine (© Ti-Press / Alessandro Crinari)

 

In molti, pur sottolineandone il valore storico e gli effetti ottenuti, rimproverano all’iniziativa il fatto di essere ormai superata dagli eventi, dopo l’accordo raggiunto qualche mese fa dalla città di Bellinzona, dal Cantone e dalle FFS per il trasferimento delle Officine a Castione. È dunque ancora necessaria? E quali sono le prospettive di uno stabilimento industriale tanto importante come le Officine per la Svizzera italiana?

“Modem” va sul territorio e organizza una serata pubblica in cui si confronteranno fautori e contrari. La popolazione è invitata a partecipare all’incontro che si terrà il 17 aprile 2019 dalle 20.15 al Teatro Sociale di Bellinzona.

Modem ne discute con:

  • Mario Branda, sindaco di Bellinzona;
  • Christian Vitta, consigliere di stato;
  • Gianni Frizzo, presidente dell’associazione “Giù le mani dall’Officina” e
  • Pietro Gianolli, già segretario del Sindacato del personale dei trasporti (SEV).

 

 

 


 

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