L’app tracciavirus

La tecnologia nella lotta contro il Covid-19… con qualche interrogativo

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È considerata come un’arma importante nella seconda fase della gestione Covid-19, in cui siamo entrati, quella che conta meno contagi ma che rimane delicata per un’eventuale seconda ondata del virus. Importante perché permetterebbe di circoscrivere in tempi piuttosto rapidi dei focolai, individuando chi è stato a contatto con una persona infettata. Si tratta di un’applicazione per smartphone, concepita dai Politecnici di Losanna e Zurigo in collaborazione con l’Ufficio federale della sanità pubblica. Originariamente avrebbe dovuto essere un progetto di scala europea, ma alcune incertezze legate alla protezione dei dati hanno convinto gli esperti svizzeri a prendere una strada più individuale, basata su una raccolta decentralizzata dei dati, da cui altri stati stanno prendendo spunto.

 

Come funziona? Tramite la funzione Bluetooth, il telefono portatile avverte il possessore se è entrato in contatto con un portatore del virus. A patto naturalmente che entrambi abbiano scaricato volontariamente l’app e tutto, assicurano i creatori, sotto anonimato. In altre parole, esemplificando: Giovanni ha dei sintomi della malattia, fa il test e risultata positivo. Lo segnala sull’applicazione, che a sua volta trasmetterà un avvertimento a tutti coloro che hanno incrociato, a distanza di meno di 2 metri e per 15 minuti, il cammino di Giovanni nel periodo di contagio, senza comunque far sapere che si tratta di Giovanni. L’applicazione potrebbe essere lanciata l’11 maggio ma non mancano gli interrogativi sulla sua reale efficacia e soprattutto sulla garanzia della protezione dei dati di ciascun utente. Affinché l’operazione abbia un senso, è necessario che buona parte della popolazione si presti al gioco e scarichi l’app. E perché ciò accada, occorre tranquillizzare la popolazione e assicurare che i dati personali non verranno utilizzati in alcuno modo. Quali dunque i vantaggi e quali i possibili inconvenienti nel ricorrere ad una simile tecnologia?

Ne parliamo con:

  • Daniel Zamko, capo della task force coronavirus dell’Incaricato federale per la protezione dei dati;
  • Alessandro Trivilini, docente e ricercatore al Dipartimento Tecnologie Innovative della SUPSI;
  • Alessandro Longo, giornalista specializzato in temi tecnologici, telecomunicazioni, diritto della rete, società digitale

In registrato la giornalista di “Republik” Adrienne Fichter.

 

 

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