Edizione del 09.04.2018

La sfida di Orban

Gli elettori ungheresi si sono recati alle urne per decidere, in buona sostanza se dare al premier nazional-populista, Viktor Orban, un terzo mandato consecutivo, che sarebbe anche il quarto dal 1998.

Il suo messaggio elettorale va diretto alla pancia degli elettori: varie potenze internazionali, con l’appoggio dei media internazionali, delle ONG pro diritti umani e del miliardario ungaro-statunitense George Soros, stanno cercando di minare il Paese e l’intera Europa. Questo attraverso l’arrivo di milioni di migranti dall’Africa e dal Medio oriente e che lui solo sarebbe capace di fermare, difendendo la nazione e denunciando l’inattivismo colpevole di  Bruxelles.

I sondaggi danno il suo partito, Fidesz, in testa, con circa il 40% vorrebbe votarlo e molti credono alla versione di Orban che paventa un'invasione di migranti, come nel 2015. L’attuale premier può anche fregiarsi di una buona crescita economica (+ 4% nel 2017) che condivide con la vicina e alleata Polonia. All’opposizione i sondaggi non danno molte chances anche perché molti giornali non in linea con Orban sono stati chiusi o sono stati acquistati da sostenitori del Premier. Gli sfidanti principali sono Gergely Karacsony, candidato premier della coalizione verdi-socialisti, e Gabor Vona del partito nazionalista Jobbik.

Per commentare i risultati attesi nel corso della notte interverranno:

Stefano Bottoni, ricercatore presso l’Istituto di storia dell’Accademia ungherese delle scienze a Budapest;

David Carretta, corrispondente da Bruxelles per vari media italiani;

Bela Szomraky, già direttore degli RG della Radio nazionale ungherese ed ora docente in diverse università ungheresi.

 

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