Poverta', in Ticino, mani di donna che aprono il suo borsellino vuoto

Edizione del 11.09.2018

Povera Svizzera

Sempre più poveri in Svizzera, ma il Consiglio Federale, dopo il programma quadriennale che ha monitorato il problema, rinuncia a scelte strategiche per combattere preventivamente la povertà. È quanto sostiene il presidente di Caritas Svizzera, Hugo Fasel, dopo la giornata dedicata alla lotta alla povertà svoltasi venerdì scorso a Berna.

Un vertice nazionale, con Confederazione, Cantoni e Comuni insieme per affrontare un fenomeno che nella ricca Svizzera colpisce il 7,5% della popolazione. Secondo l’ufficio federale di statistica, sono 615mila le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà nel nostro Paese. Di queste, oltre 100mila sono bambini e ragazzi (dati del 2016).

I mezzi messi a disposizione da Berna per il programma di prevenzione e lotta alla povertà verranno quindi ridotti di oltre il 70% nei prossimi anni. Si passerà dai 9 milioni di franchi di finanziamento per il periodo 2014-2018, ai 2 milioni previsti per i prossimi 5 anni. Una decisione criticata appunto da Caritas Svizzera, che accusa la Confederazione di volersi disimpegnare dalla lotta contro l’indigenza, ribaltando il problema su Cantoni e Comuni.

A partire da questa giornata, Paolo Dell’Oca ha raccolto in un reportage le testimonianze di alcune persone che vivono al di sotto della soglia di povertà in Ticino, uno dei Cantoni più colpiti dal fenomeno. 

Ne parliamo a Modem con gli ospiti:
Roberto Sandrinelli, direttore aggiunto della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie del Canton Ticino
Fabio Losa, economista, docente e ricercatore SUPSI

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