Edizione del 14.01.2016

Rapiti dal genitore

Nonostante l’Egitto non sia firmatario della Convenzione dell’Aja sulla protezione dei minori del 1996, Marwan, il bimbo di sei anni rapito dal padre egiziano è potuto tornare dalla mamma in Ticino. Più che le leggi e le convenzioni, il suo ritorno in patria è stato reso possibile grazie a trattative private e all’opera di mediazione che hanno convinto il padre a riaccompagnare il figlio a Coldrerio.

Un caso a lieto fine, dunque, tra i molti che ogni anno le autorità e servizi sociali dei paesi firmatari della Convenzione dell’Aja si trovano a dover affrontare e che non sempre si riesce a risolvere in modo positivo. La Convenzione – in sostanza – determina quale Stato, quali leggi e quale tipo di collaborazione deve essere messa in atto per tutelare gli interessi del minore nel pieno rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite del 20 novembre 1984 sui diritti del fanciullo.

Quali sono gli ostacoli che deve superare il genitori a cui l’ex coniuge ha sottratto il figlio, quali autorità sono coinvolte, in che modo è possibile aprire trattative tra paesi culturalmente molto diversi, quali sono i costi e chi li deve sopportare. Domande che Modem sottopone a:

Marco Schiavi, psichiatra e psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza;
Alessio Cimoli, direttore di Missing Children Svizzera;
Pietro Vanetti, presidente Agna, Associazione genitori non affidatari
e in un’intervista registrata, Anna Alfieri, dell’Ufficio federale di giustizia e polizia

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