Dopo i propositi verbali infuocati degli ultimi giorni, e un ultimatum che scadeva alle 2 di questa notte, Donald Trump ha accettato poco dopo la mezzanotte un cessate il fuoco bilaterale della durata di due settimane. Gli Stati Uniti sospendono i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran, sulla base di un accordo in 10 punti presentato ieri dalla Repubblica islamica. Per il presidente Trump vale una condizione su tutte: l’apertura - citiamo – completa, immediata e sicura dello stretto di Hormuz, il canale da cui normalmente transita il 20% del petrolio a livello mondiale.
Gli Stati Uniti parlano di vittoria, l’Iran invece di umiliante ritirata di Trump dalla retorica anti-iraniana. Anche per Teheran dunque è un successo. Da venerdì scatteranno delle trattative per consolidare questo cessate il fuoco, tra i temi centrali - da chiarire - la questione del nucleare iraniano. Questi negoziati si svolgeranno a Islamabad, capitale del Pakistan, Paese che ha avuto un ruolo centrale nella mediazione tra i due Paesi.
Di questo ultimatum, degli eventuali risvolti militari e di quali carte rimangono ancora da giocare sul tavolo della diplomazia discuteremo a Modem con:
Andrea Vosti, corrispondente RSI dagli Stati Uniti
Nicola Pedde, direttore dell’Institute of Global Studies di Roma
Nima Baheli, giornalista e analista italo-iraniano
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