Fatto con il cuore

Il commercio, quello buono

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In questa edizione parliamo di commercio solidale, non solo in senso stretto, ovvero non solo di quella forma che mira a garantire al produttore e ai suoi dipendenti un prezzo giusto assicurando pure la tutela del territorio. Ma solidale nel senso che è fatto con il cuore.

Per questo motivo questa sera abbiamo raggiunto a Roveredo l’Arbes, il laboratorio protetto dei servizi psichiatrici dei Grigioni dove abbiamo incontrato la responsabile Ilaria Maffezzini.  

 

Qui tutto ruota intorno al lavoro: creare una struttura quotidiana, trovare un lavoro adeguato e fare il lavoro che si desidera. Per adulti con disabilità mentale e persone in provvedimenti di integrazione AI o in reinserimento professionale. Al laboratorio Arbes consigliano, accompagnano e si prendono cura degli utenti in modo individuale, per le loro esigenze e i bisogni personali. Nel laboratorio tessile di Roveredo realizzano prodotti colorati e di tendenza ed è attivo il servizio di lavanderia.

 

Per continuare a parlare di commercio fatto con il cuore siamo andati anche a Poschiavo, e più precisamente in Via Da Mez dove si trova quella che è senza dubbio la vetrina più colorata. Ha sempre oggetti insoliti esposti e, all’interno, ci sono prodotti alimentari che vengono da ogni dove, frutto di coltivazioni sostenibili soprattutto dal punto di vista sociale.

La bottega del mondo di Poschiavo, con il suo commercio equo e solidale ha da poco compiuto i trent’anni e per festeggiare il traguardo si è regalata, manco a dirlo, una festa di beneficenza. Perché questa è in fondo la merce più preziosa che si trova in questo negozietto: la solidarietà. 

Antonia Marsetti ha incontrato Silvia Rossi, 41 anni, cassiera della cooperativa e volontaria dal 2001; e con lei ha ripercorso la storia e le finalità.

 

Non sono botteghe con cibi e articoli del Sud del mondo, ma sugli scaffali di quattro negozi dell’Engadina e delle valli limitrofe ci sono prodotti originali, rispettosi dell’ambiente e solidali…  ce ne parla Stefano Barbusca.


C’è chi le colleziona, anche per la loro unicità. Chi invece le acquista per donarle. I motivi che spingono ad avvicinarsi alla bancarella Unicef e alle inimitabili bambole di pezza sono diversi, ma la finalità è unica: dietro ogni Pigotta - questo il loro nome - c’è una mano tesa verso un bambino che soffre. Abbiamo incontrato la presidente del comitato valtellinese Unicef Annarita Fumarola.