Così come avviene a Ginevra, quando vengono superati i 33 gradi vanno bloccate tutte le attività professionali non indispensabili che si svolgono all’esterno e sotto il sole. È la richiesta che mercoledì il sindacato UNIA ha rivolto ufficialmente all’autorità cantonale ticinese.
Si tratta di una proposta che, come spiega alla RSI il segretario regionale di UNIA Giangiorgio Gargantini, mira a un’uniformazione delle misure e all’indicazione di una temperatura massima. Oggi, infatti, si contano contratti collettivi che impongono misure in difesa del personale quando scatta un’allerta canicola di livello 3 (come in questi giorni), altri invece soltanto quando l’allerta sale al livello 4 (come era il caso fino al 30 giugno). In altri casi ancora non sono previste misure particolari.

Ritorna la canicola
Il Quotidiano 04.07.2026, 19:00
“Un altro aspetto importante - continua Gargantini - è di rendere le misure vincolanti. Purtroppo sappiamo che quando qualcosa non è vincolante, non viene rispettato. Dovremmo essere nella situazione in cui la protezione della salute è al primo posto”.
“I committenti accettino il ritardo”
Quando si parla di canicola, uno dei settori più esposti ai rischi è quello legato ai cantieri. Su questo fronte, UNIA ha notato situazioni critiche o molto critiche anche sui cantieri pubblici, che dovrebbero dare il buon esempio. “L’appello - dice il segretario regionale di UNIA - è ai committenti. Regolarmente ci viene detto ‘Non posso rallentare’, ‘Non posso chiudere, se non rispetto i termini’”. I committenti dovrebbero quindi accettare i ritardi dovuti all’impossibilità di lavorare a determinate condizioni. “Le nostre vite sono più importanti dei loro profitti”.
Nella proposta di UNIA di bloccare il lavoro quando vengono superati i 33 gradi centigradi farebbero eccezione le attività indispensabili, che secondo il sindacato andrebbero comunque maggiormente regolamentate.

La canicola limita i cantieri
Il Quotidiano 25.06.2026, 19:00
Il caldo non riguarda solo i cantieri
Il problema riguarda i cantieri. Ma non solo: il sindacato è dovuto intervenire per la canicola anche in altri settori, per esempio nel terziario come racconta Chiara Landi di UNIA: “Una cucina in cui il personale lavorava a 45,2 gradi centigradi. Una cucina che aveva anche un impianto di climatizzazione, ma che per accenderlo il datore di lavoro aveva pensato di chiedere 50 franchi al mese da ciascun dipendente per coprire i costi”.
Poi, come spiega un altro sindacalista di UNIA, Vincenzo Cicero, c’è l’industria. I non addetti ai lavori potrebbero pensare che qui sia sufficiente accendere l’aria condizionata. “Non è così - sottolinea - anzi, in alcune professioni, in alcuni settori dell’industria la situazione è forse ancora peggiore. Se penso alle fonderie nel Mendrisiotto, alle aziende metallurgiche, alle aziende tessili dove stirano i capi con enormi macchine che buttano fuori vapore. Non dappertutto si può climatizzare a sufficienza o in maniera efficace”.
La preoccupazione per le spese del ricovero
Il problema, secondo UNIA, è così grande e attuale che i lavoratori prima di iscriversi al sindacato chiedono se con l’adesione sia previsto il rimborso di un ricovero urgente in ambulanza. Tanto che il sindacato si è reso conto che per i lavoratori in periodi di canicola come quello attuale sia diventato quasi una normalità avere un malore, “e invece di preoccuparsi della propria salute e delle condizioni di lavoro, si preoccupano del fatto di non dover spendere centinaia e centinaia di franchi per il ricovero urgente” conclude Cicero.
Sulla proposta di UNIA, la RSI ha chiesto una replica alle associazioni di categoria. Queste hanno però affermato che dapprima intendono prendere atto in maniera precisa di quanto esposto dal sindacato.
SEIDISERA del 08.7.2026



