Esposizioni

Dal soffio Zen ai Walser, i nuovi percorsi dello Spirito in Ticino

La spiritualità si rinnova fuori dai templi, trovando casa nell’arte, nella natura e nelle tradizioni

  • Un'ora fa
immagine
20:13

La rinascita della spiritualità

Segni dei tempi 07.03.2026, 12:05

  • segni dei tempi
Di: Rod 

Sempre più spesso, l’introspezione personale cerca nuove strade, trovandole nell’arte, nella natura e in forme di spiritualità che affondano le radici tanto nella cultura orientale quanto in quella cristiana. Segni dei Tempi osserva questo fenomeno crescente: mentre la pratica religiosa tradizionale sembra perdere slancio, non accade lo stesso per una ricerca interiore che si alimenta di simboli, paesaggi e linguaggi artistici.

In Svizzera, molti scelgono percorsi spirituali alternativi, spesso legati alla natura, percepita come un «artefice di energia e benessere». Basterebbe la passeggiata da Paradiso a Lugano, dove il paesaggio invita alla contemplazione, per capire quanto il rapporto con l’ambiente possa diventare una forma di preghiera silenziosa. Libri, riviste e contenuti online dedicati alla spiritualità completano un mosaico di pratiche che uniscono interiorità e mondo esterno.

In questo scenario si inserisce il Museo delle Culture, che propone due esposizioni temporanee capaci di intrecciare tradizioni lontane attraverso oggetti nati per il sacro.

L’Oriente e il soffio dello Zen

La prima esposizione è dedicata all’arte giapponese, con paraventi del periodo Edo e Kakemono provenienti da prestigiose collezioni private. Qui il dialogo tra pittura e poesia si fa evidente: la calligrafia diventa ponte tra immagine e parola, incarnando quelle «tre perfezioni» che molti artisti giapponesi padroneggiavano.

La pittura Zen, realizzata da monaci, appare spontanea, quasi improvvisata. Eppure dietro quei tratti rapidi, mai ritinti nell’inchiostro, si cela una calibratura minuziosa del rapporto tra pieno e vuoto. Un vuoto che, nella filosofia orientale, non è assenza ma spazio vivo, necessario all’armonia e all’illuminazione.

Una sala è dedicata allo Shintoismo, religione politeista e immanentista popolata da divinità, spiriti e antenati che abitano la natura. L’arrivo del Buddismo non creò fratture: in un pantheon con migliaia di dei, accoglierne uno in più non rappresentò un problema. Da questo incontro nacquero sincretismi affascinanti, come il mosaico di stampe dei templi del pellegrinaggio Saigoku, dedicato a Kannon, la divinità della misericordia. Quando il Cristianesimo fu bandito, Kannon assunse persino le sembianze della Madonna, diventando «Maria Kannon», simbolo di un culto clandestino.

Il Giappone, con il suo senso del tempo più circolare che lineare, attribuisce alla natura un ruolo centrale: alberi, piante, riso, elementi del paesaggio sono permeati di spiritualità. I paraventi in mostra, scelti in base alle stagioni, riflettono questa visione. Funzionali e decorativi, raccontano la dualità dell’esistenza, la ricerca di equilibrio, la presenza del divino nella quotidianità. Alcuni, con scene di battaglia su fondo oro, celebravano invece il prestigio delle casate samurai.

La cristianità dei Walser: fede che diventa memoria

La seconda esposizione conduce in un mondo completamente diverso, ma altrettanto radicato nella spiritualità: quello dei Walser del Ticino. Il progetto «Arte Walser, la tradizione di Bosco Gurin» mette in luce una religiosità che ha modellato la vita comunitaria, trasformando il legno in oggetti di devozione, memoria e identità.

Crocifissi, sculture e manufatti semplici ma intensi raccontano una fede vissuta, concreta. Tra questi spicca il crocifisso processionale noto come «Croce delle donne», legato a un’antica tradizione che univa ogni anno le comunità di Gurin e Formazza attraverso lo scambio dei crocifissi.

Le figure di Santa Lucia e Sant’Apollonia, con i loro attributi iconografici, testimoniano quanto vista e denti fossero vitali in un ambiente montano. E poi c’è la Madonna della Neve, che avrebbe dovuto essere esposta ma che la comunità ha preferito trattenere a Gurin: non un semplice bene culturale, ma una presenza viva, protettrice, soprattutto durante i lunghi mesi invernali.

Un gesto che rivela quanto profondamente la spiritualità sia ancora intrecciata alla vita quotidiana, alla memoria e al senso di appartenenza.

Due mondi, una stessa domanda

Le due esposizioni, così diverse eppure complementari, mostrano come l’essere umano continui a cercare un legame con ciò che lo trascende. Che si tratti del vuoto zen o del legno scolpito dei Walser, della natura come tempio o della comunità come custode del sacro, la domanda resta la stessa: dove trova casa, oggi, la nostra spiritualità?

Correlati