Dal 23 al 28 febbraio 2026, a Parigi, si è svolto il quarto concorso La Maestra, manifestazione internazionale a cadenza biennale riservata alle direttrici d’orchestra. L’ideatrice e promotrice (oltre che fondatrice della Paris Mozart Orchestra) Claire Gibault ha tratto un bilancio dell’edizione, vinta dalla slovena Mojca Lavrenčič. Al microfono di Luisa Sclocchis, per Musicalbox, ha poi affrontato le difficoltà che le donne ancora incontrano per poter salire sul podio.
«È stato uno straordinario successo mondiale, un clamoroso trionfo di pubblico: la Philharmonie era gremita», esordisce Gibault. Le candidature, 225 da 50 paesi, sono motivo di viva soddisfazione, così come lo spessore delle partecipanti: «Le sedici candidate che abbiamo selezionato possiedono già evidenti qualità professionali e un’ottima tecnica», è il suo giudizio.
Singolare la vicenda di Lavrenčič, che ha scoperto di essere stata ammessa alla competizione appena pochi giorni prima dell’inizio: «Era solo la prima in lista d’attesa, ma una candidata cubana che si trovava negli Stati Uniti non ha ottenuto il visto per partecipare». Gibault descrive la vincitrice come «una giovane donna molto musicale, molto creativa, piena di umiltà ma che irradia gioia nel dirigere». Un ruolo speciale ce l’ha la seconda classificata, la cinese Jiajing Lai: «Lei è proprio la ragione per cui ho creato questo concorso. Era stata maltrattata nel 2018 a Città del Messico, da cui tornai estremamente indignata per il modo in cui le donne vengono trattate nei concorsi».
Direttrice d’orchestra. La mia musica, la mia vita
Musicalbox 08.08.2022, 15:35
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Ripercorrendo gli anni passati dalla prima edizione de La Maestra (2020) a oggi, Gibault fa notare che «nel 2018 solo il 4% degli artisti programmati nei concerti presso le istituzioni culturali erano donne. Ora credo che stiamo raggiungendo il 20-22%: è un progresso enorme e non ci fermeremo qui perché tutti i progressi fatti per le donne sono fragili». Parla dei maschilisti, sia in Oriente sia in Occidente, «che vorrebbero rimandare le donne a casa a fare figli, a prendersi cura di loro». Per questo, a maggior ragione, si dice «molto felice quando sento le vincitrici del concorso parlare dei loro figli, e in effetti riescono ad avere una vita familiare solida, qualcosa di straordinario».
Tuttavia, la strada è ancora lunga: «I numeri parlano da soli. Poche donne sono direttrici d’orchestra stabili, praticamente nessuna donna figura tra i primi dieci direttori d’orchestra». Serve tempo per acquisire quella qualità che nasce dalle collaborazioni con le migliori orchestre, perché «finché le donne non avranno accesso a queste orchestre di alto livello, rimarranno a un livello inferiore della direzione». Ecco perché «dobbiamo riuscire a eliminare quante più ingiustizie possibile, perché il percorso per le donne è sempre difficile e proprio per questo ci vuole molto tempo per sentirsi legittimate», è il pensiero di Gibault.
Infine, la direttrice francese risponde a chi ritiene che un concorso per sole donne sia combattere una discriminazione con un’altra: «Ho partecipato come membro della giuria a diversi concorsi di direzione d’orchestra: ero sempre l’unica donna tra i giurati. Nessuna donna ha mai presieduto la giuria di uno di quei concorsi e pochissime donne sono state selezionate per partecipare. Credo che arrivi un momento in cui bisogna agire con decisione». Gibault dice di amare «la complementarità tra uomini e donne» e che con iniziative come la sua «stiamo facendo progredire la società e ripariamo delle ingiustizie». La conclusione, per lei, è chiara: di un concorso come La Maestra c’è ancora bisogno.