Società
100 anni di abbronzatura

Da vergogna contadina a status symbol

In un secolo la pelle abbronzata è passata dall’essere un segno di povertà a una dichiarazione di benessere. Una trasformazione culturale che racconta il nostro rapporto con il tempo libero, il corpo e l’immagine

  • Ieri, 10:00
Madonna durante le riuprese del film "Swept away"

Madonna durante le riuprese del film "Swept away"

Di: Mat Cavadini 

Quando apparve, l’abbronzatura era un problema. O meglio: era una prova. Indicava che si lavorava all’aperto, nei campi, sotto il sole. Le classi agiate facevano il possibile per evitarla. La pelle chiara era una forma di distinzione sociale: significava che si poteva restare al riparo, lontani dalla fatica fisica e dalle intemperie.

Per secoli l’umanità occidentale combatté una guerra silenziosa contro il sole. Non per ragioni climatiche, né mediche. Per ragioni sociali.

Sunbathing Woman Moscow, 1964

Sunbathing Woman Moscow, 1964

  • Thomas Taylor Hammond (University of Virginia Center for Russian, East European, and Eurasian Studies)

La pelle chiara era una referenza bancaria. Un certificato di rendita. Un documento d’identità epidermico che attestava una felice estraneità alla zappa, alla falce, alla vendemmia e a tutte quelle attività che costringono gli esseri umani a rivolgere il viso verso il cielo invece che verso un domestico.

dame con ombrelli per proteggersi dal sole.jpg

Le dame dell’Ottocento si difendevano dalla luce come vampiri ben educati. Ombrellini, veli, cappelli. L’abbronzatura era ciò che capitava agli altri.

Poi arrivò il Novecento, secolo specializzato nel trasformare i difetti in virtù e le virtù in difetti. Accadde allora qualcosa di straordinario: milioni di persone iniziarono a pagare per ottenere ciò che fino a pochi decenni prima cercavano accuratamente di evitare.

L’abbronzatura è probabilmente una delle più riuscite operazioni di rebranding della storia culturale occidentale. Negli anni Venti il sole smette di essere soltanto una minaccia meteorologica e diventa un agente di modernità. Il corpo scopre lo sport, il mare, l’aria aperta. La salute assume un colorito leggermente più scuro. La famosa vicenda di Coco Chanel che rientra dalla Costa Azzurra con la pelle dorata appartiene ormai a quel repertorio di miti fondativi che sono interessanti anche quando non sono del tutto veri. Come tutte le buone leggende, racconta qualcosa che è realmente accaduto.

Coco Chanel

Coco Chanel

  • Keystone

Il sole cambiò classe sociale .Per secoli aveva colpito soprattutto chi lavorava. Adesso illuminava chi andava in vacanza.

Nel dopoguerra l’abbronzatura diventò una forma di linguaggio. Non occorreva raccontare le ferie. Bastava esibirne le conseguenze. La pelle si trasformò in una cartolina vivente. Un souvenir biologico. Una ricevuta corporea che attestava una permanenza più o meno prolungata tra ombrelloni e pensioni della Riviera.

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13:30

Abbronzomania

RSI Archivi 12.06.1987, 16:07

Si tornava dalle vacanze e la prima domanda non era dove si fosse andati, ma se si vedesse .L’abbronzatura doveva essere visibile come una promozione professionale. Tra gli anni Sessanta e Ottanta il fenomeno assunse tratti quasi metafisici. Intere popolazioni si stesero al sole con una disciplina che avrebbe impressionato i monaci medievali. Ore immobili, sulla sabbia o sui lettini, nell’attesa che l’astro compisse il miracolo cromatico promesso dai dépliant turistici.

L’attrice Brigitte Bardot, 1955

L’attrice Brigitte Bardot, 1955

  • © Philippe Halsman Archive 2023

L’uomo moderno, che aveva smesso di adorare molte divinità, continuava a venerarne almeno una: quella distante centocinquanta milioni di chilometri.

Naturalmente ogni religione prevede una fase eretica .Mentre la pelle color miele occupava copertine e campagne pubblicitarie, i dermatologi iniziavano a svolgere il poco elegante ruolo dei guastafeste. L’abbronzatura, spiegavano, non era esattamente una medaglia al valore. Era anche una risposta difensiva dell’organismo. In altre parole, ciò che appariva come un successo estetico poteva essere letto come il verbale di una lieve aggressione.

Mai diagnosi medica fu accolta con minore entusiasmo.

Oggi, tuttavia, il culto della pelle dorata mostra qualche crepa. Cresce il numero di coloro che non inseguono più la tintarella come un obiettivo morale. La protezione solare è diventata una forma di saggezza. L’incarnato naturale ha smesso di essere una colpa. Persino il pallore, dopo secoli di alterne fortune, prova timidamente a rientrare nel mercato delle virtù.

La storia dell’abbronzatura finisce così per assomigliare a molte altre storie contemporanee. Nasce come stigma, diventa privilegio, si trasforma in obbligo e infine rivendica il diritto di essere una scelta.

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06:31

Bagno, ma con giudizio

RSI Archivi 03.07.1970, 14:09

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