In un mondo sempre più frenetico e complesso, dove le sfide emotive e psicologiche tra i giovani sono in costante aumento, emerge con forza la necessità di ripensare il ruolo dell’istituzione scolastica non solo come luogo di trasmissione del sapere, ma anche come fucina di benessere. È in questo contesto che si inserisce l’iniziativa della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI), che si fa promotrice di un corso di formazione sull’educazione positiva, specificamente pensato per docenti e figure professionali scolastiche. Questo approccio innovativo, che trae linfa dai principi della psicologia positiva, mira a infondere negli ambienti educativi una cultura del benessere, fornendo agli insegnanti gli strumenti per navigare le complessità del panorama scolastico contemporaneo.
L’educazione positiva, come illustrato dalle esperte Sara Benini e Jenny Marcionetti della SUPSI (intervistate nello spazio informativo di Prima Ora), si configura come un insieme di strategie e metodologie che possono essere integrate fluidamente nelle attività quotidiane e nella gestione della classe. L’obiettivo primario è lo sviluppo di competenze psico‑sociali negli studenti, un bagaglio essenziale per il loro equilibrio interiore e per la loro capacità di interagire costruttivamente con il mondo esterno. Benini e Marcionetti sottolineano come l’educazione positiva si dedichi a «definire e migliorare il benessere», offrendo strumenti concreti per affrontare le inevitabili sfide della vita.
La pertinenza di un tale approccio è innegabile, soprattutto alla luce delle crescenti difficoltà che affliggono le nuove generazioni, tra cui l’incremento di ansia e depressione. Sebbene l’attenzione al benessere degli allievi sia sempre stata una prerogativa dei docenti, le mutate condizioni sociali rendono indispensabile un aggiornamento e un arricchimento delle loro competenze. Il corso della SUPSI si propone proprio di colmare questa lacuna, dotando i professionisti dell’educazione di nuove abilità per supportare efficacemente i propri studenti.
Gli esempi pratici forniti dal modello formativo della SUPSI sono illuminanti. Si parla di «attivazione», ovvero di momenti dedicati a ricaricare le energie degli allievi e a rafforzare il senso di comunità in classe, attraverso attività che spaziano dal movimento al contatto con la natura. Parallelamente, vengono proposte attività di «calma», focalizzate sulla gestione della tensione e sul potenziamento dell’attenzione. Queste sono concepite come interventi brevi, di pochi minuti, facilmente inseribili all’inizio o durante le lezioni, senza intaccare il tempo dedicato alle discipline tradizionali. L’idea è che, una volta assimilate, queste pratiche si trasformino in abitudini consolidate, contribuendo a forgiare un ambiente scolastico più sereno e propizio all’apprendimento.
Una delle principali resistenze che gli insegnanti potrebbero manifestare riguarda la percezione di un ulteriore aggravio del carico di lavoro. Tuttavia, il corso della SUPSI è stato attentamente strutturato per offrire strumenti che si integrano nelle pratiche esistenti, piuttosto che imporre stravolgimenti. L’investimento iniziale in termini di tempo ed energia è ampiamente ripagato da un miglioramento tangibile del clima in classe e del benessere degli studenti. Come saggiamente osservato dalle esperte, «stando bene si apprende meglio», e la scuola, in quanto luogo privilegiato di crescita, rappresenta il contesto ideale per coltivare queste competenze socio‑emotive, spesso etichettate come trasversali, ma in realtà fondamentali per lo sviluppo armonico dell’individuo.
L’interesse per il corso è già notevole, come testimoniato dalle numerose iscrizioni alla serata informativa. Questo dato non fa che confermare una crescente consapevolezza, sia nel corpo docente che nella società in generale, dell’importanza cruciale del benessere emotivo. La psicologia positiva, pur avendo applicazioni in svariati settori, trova nell’ambito educativo un terreno particolarmente fertile. La SUPSI, con questa iniziativa, si allinea a un trend più ampio, riscontrabile anche nell’enorme successo dei corsi universitari sulla felicità. L’obiettivo ultimo è quello di costruire un solido repertorio di risorse per affrontare le sfide e i momenti difficili della vita, allenando i «muscoli del benessere» fin dalla più tenera età.



