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Food for profit: il documentario d’inchiesta arriva in Ticino

Con il suo film, Giulia Innocenzi punta i riflettori sugli allevamenti intensivi, le lobby e il potere politico: abbiamo intervistato la giornalista e autrice

  • 3 aprile, 10:10
  • FOOD
Documentario Food for profit
  • Courtesy foodforprofit.com
Di: Jenna Mattich e Alice Tognacci

Food for Profit è un documentario d’inchiesta realizzato in modo indipendente dalla giornalista e conduttrice Giulia Innocenzi e dal regista Pablo D’Ambrosi, un docufilm di cui si discute tanto nelle ultime settimane, che indaga sulla connessione tra industria della carne, lobby e potere politico, e porta tale tematica per la prima volta nel dibattito pubblico.

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  • Courtesy foodforprofit.com

La prima del film è avvenuta lo scorso febbraio in una location simbolica: il Parlamento Europeo. In poco più di un mese, grazie ai social e alla mobilitazione di cittadini e associazioni, il film sta riscontrando grande successo, con oltre 500 proiezioni in numerosi cinema italiani.
Il fenomeno ha preso piede anche in altri Paesi, tra cui la Svizzera, con una prima proiezione in Ticino aperta al pubblico lo scorso 23 marzo al Cinema Lux di Massagno.

Il cibo è diventato politica e tutti noi possiamo davvero cambiare a partire dal nostro piatto, decidendo di non finanziare più questo sistema.

Food for profit, cosa racconta il fenomeno del momento

Il film mostra le condizioni degli allevamenti intensivi in Europa, lo sfruttamento degli animali e dei lavoratori, e il problematico legame tra lobby della carne e deputati europei. Per mostrare cosa succede realmente in certi ambienti, Food for profit segue il lavoro di alcuni animalisti assunti in allevamenti intensivi in tutta Europa e non solo: uno dei protagonisti è riuscito a portare con sé una telecamera nascosta a Bruxelles, sede del Parlamento Europeo, per mostrare dove vengono prese decisioni e raccogliendo informazioni sensibili.

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  • Courtesy foodforprofit.com

Al centro della denuncia, infatti, ci sono i sussidi europei, supportati dai contribuenti che, ogni anno, grazie al pacchetto della politica agricola comune (PAC), vengono destinati quasi esclusivamente agli allevamenti intensivi. Una cifra che si aggira intorno ai 400 miliardi di euro a favore di aziende che operano, come emerge dal documentario, al limite della legalità, a sfavore di animali, lavoratori, bene del pianeta e della salute dei cittadini.

Giulia Innocenzi, dunque, propone un tema scottante per fare luce sulla questione, sensibilizzando l’opinione pubblica e pone le basi per un’azione comune dal basso verso una legislazione europea più trasparente a favore dei diritti degli animali, del pianeta e di tutti i cittadini.

L’invito di questo documentario è di iniziare a mangiare in maniera più responsabile. Con le nostre forchette possiamo decidere tre volte al giorno se finanziare o meno il sistema degli allevamenti intensivi: contribuire al cambiamento è possibile.

Food for profit, la parola a Giulia Innocenzi

Abbiamo contattato telefonicamente l’autrice e co-regista Giulia Innocenzi per farci raccontare il suo viaggio, le sue impressioni e cosa l’abbia spinta a intraprendere questa strada: «Non mi aspettavo un tale riscontro, sono sincera. Siamo partiti distribuendo il film in maniera quasi autonoma, pensando di proiettarlo al massimo in qualche circolo privato. Oggi, invece, le sale sono piene di spettatori».
Ci sono voluti sei anni per realizzare il documentario e, come spiega la giornalista, nessuno voleva produrlo.

La giornalista da circa dieci anni si occupa di inchieste legate al tema degli allevamenti intensivi e del trattamento che riservano agli animali. «Volevo proporre un quadro sistemico del problema, perché ogni volta che esce un’inchiesta di questo tipo, quello che risponde l’industria è che quella situazione “è solo una mela marcia”, insomma, un’eccezione. In questo caso, invece, è impossibile rispondere in questo modo, perché con Food for profit mostriamo l’intero meccanismo del sistema dell’industria della carne, la quale è contigua al sistema politico attraverso il lobbismo».

Giulia Innocenzi in una scena del documentario "Food for Profit"

Giulia Innocenzi in una scena del documentario "Food for Profit"

  • Courtesy: foodforprofit.com

Innocenzi, con questo lavoro, punta molto sul potere che può avere l’opinione pubblica su tematiche così attuali come questa ed è proprio la risposta del pubblico, secondo la regista del documentario, ad essere incredibile: «Siamo riusciti ad arrivare ad essere il quarto film più visto in Italia quest’anno, una cosa pazzesca se si pensa che oltre ad essere un documentario è anche autoprodotto. Inoltre, noi permettiamo una serie di proiezioni in altri luoghi diversi dai cinema: proiezioni gratuite organizzate dai cittadini, scuole, università, ristoranti, locali; una conferma che è arrivato il momento per mettere al centro questi temi».

Le persone hanno voglia di sapere cosa si nasconde dietro il loro piatto e vogliono conoscere il costo del cibo che consumano. Chi vede questo film esce arrabbiato, indignato, ma soprattutto con tantissima voglia di sapere cosa può fare per cambiare il sistema.
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Un sistema, secondo la Innocenzi, che può essere cambiato su più piani: «Da una parte attraverso un approccio sistemico, per esempio stiamo mostrando questo film anche nelle sedi istituzionali, come il Parlamento Europeo e Italiano, e i vari Consigli Regionali in quelle zone in cui sono presenti un maggior numero di allevamenti; dall’altra parte, ovviamente tutti noi possiamo contribuire a un cambiamento immediato attraverso la nostra forchetta. Qualcuno ha detto: “la nostra forchetta è il nostro parlamento quotidiano”, ciò significa che esercitiamo un atto politico tre volte al giorno».

L’obiettivo del lavoro della Innocenzi e D’Ambrosi è mettere al centro dell’agenda politica il tema degli allevamenti intensivi e la giornalista ci racconta che hanno lanciato una petizione a disposizione dei cittadini per dire stop agli allevamenti intensivi. Inoltre, a livello politico, la campagna Vote for Animals propone un manifesto di dieci punti a favore dei diritti degli animali, rivolto ai partiti e ai futuri candidati alle elezioni europee del prossimo giugno, che hanno l’opportunità di sottoscriverlo, comunicando in trasparenza ai cittadini la loro posizione.

Se il film fosse uscito dieci anni fa non avremmo riempito neanche un cinema. Oggi, invece, riempiamo le sale in tutta Italia. Questo perché è proprio cambiata la percezione dell’opinione pubblica che è molto più avanti della politica.

Giulia, dopo l’uscita del suo lavoro, si dice sempre più motivata vista la ricezione che sta avendo il film e aggiunge: «Ieri è arrivata la quarta diffida da parte di un eurodeputato - le altre tre provengono dall’agrobuisiness - la loro risposta molto dura contro il nostro documentario mi fa capire che siamo su una strada da perseguire».

Come Food for profit è arrivato in Ticino

Qualche settimana fa Food for Profit è approdato anche in Svizzera, a Zurigo, grazie all’associazione organizzativa Tier im Recht che ha invitato i produttori di carne per un dibattito, i quali si sono dissociati da quanto visto nel documentario, sostenendo che in Svizzera la situazione dell’industria è diversa. Secondo la giornalista, però, purtroppo tutti gli allevamenti intensivi presentano criticità e soggetti alle stesse problematiche in tutto il mondo.

Nella nuova fattoria?

Falò 22.09.2022, 21:10

  • RSI

In Ticino, un collettivo di persone con molti anni di esperienza nel campo dei diritti a favore degli animali, ha deciso di organizzare autonomamente una proiezione di Food for Profit al Cinestar di Lugano il prossimo 13 aprile. La portavoce del gruppo, insieme ai suoi membri, ha deciso di mobilitarsi in favore della divulgazione di questo tema ancora poco trattato: «Le persone non sono ancora sufficientemente consapevoli e a conoscenza degli impatti negativi degli allevamenti intensivi. Solo attraverso la conoscenza si può decidere se una cosa la si vuole fare o meno. Un ottimo segnale - continua il collettivo - è il sold out dei biglietti a venti giorni dalla proiezione».

Una tematica, quella presa in esame da Food for profit, che chiama lo spettatore ad essere prima di tutto cittadino, coinvolgendolo a dibattiti insieme alla regista post proiezione perché, come ribadisce più volte la Innocenzi «Ognuno di noi può fare la sua parte in questa storia».

Jennifer Schwarz, coordinatrice dei volontari Greenpeace in Ticino, intervistata alla prima proiezione al LUX di Massagno, sottolinea che: «Tutti dovrebbero sapere cosa nasconde l’industria alimentare. Siamo tutti consumatori, ma anche elettori e contribuenti».

Allevamenti intensivi: il commento di Nara Valsangiacomo e Sem Genini

RSI Svizzera 25.09.2022, 16:39

Fonti:

Food for profit

Millevoci 10.04.2024, 10:05

  • Courtesy: foodforprofit.com

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