Giorno 3
Sul ponte di poppa, Giuseppe e Francesco tirano avidamente dalle loro sigarette stropicciate che sanno di tabacco e salsedine. La metà, tanto, se le fumerà il vento.
Li riconosci dalla mimetica e dalla faccia cattiva, il sorriso, per loro, non è d’ordinanza.
Ci sono poche cose che fanno paura a Giuseppe e a Francesco. Qui, su questa nave, dicono di non temere la noia. Anzi, dopo aver strappato centinaia e centinaia di persone e di vite dal mare, annoiarsi è il loro obbiettivo. Speriamo di non dover intervenire, dicono.
Il mare è tornato calmo, dopo il suo violento sfogo di ieri. Ma di profughi, ancora niente. In Libia è guerra e, per quanto assurdo possa sembrare, l’esodo si è arrestato. Troppe paure, troppe incertezze, le rotte dell’immigrazione sono saltate. Almeno per ora.
Giuseppe e Francesco li tirano a bordo con la forza delle braccia, uno ad uno. A volte sono anche due, trecento. Prima le donne e i bambini, poi gli uomini. Sono i primi ad avvicinare i barconi, devono evitare che scoppi il panico, devono garantire la calma e la sicurezza.
Giuseppe e Francesco sono stati in Afghanistan
Giuseppe è poco più di un ragazzino, ma ha già fatto la guerra. In Afghanistan, 200 giorni nella base di Baqwa, nell’est del paese. Addestrava i soldati locali. Francesco è stato in missione ad Adraskan, a sud di Herat. L’Afganistan, anche lui. Ci tiravano i missili dentro la base, ricorda bruciando mezza sigaretta, uno centrò in pieno un mio commilitone. Mare Nostrum, in confronto, è una passeggiata sul mare, raccontano.
Giuseppe e Francesco appartengono alla brigata San Marco, sono marinai e sono fanti, allo stesso tempo, sono quelli che arrivano per mare e poi invadono e conquistano la terra. Sono soldati tosti, che conoscono la guerra e sanno bene perché, pur di sfuggirvi, la gente rischia la vita gettandosi in questo mare.
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RSI New Articles 01.08.2014, 22:02
Giuseppe e Francesco sono pugliesi, di Brindisi, dov’è stanziato il reggimento San Marco. Sono nati e cresciuti lì, in quel profondo sud dove sceglierselo, il lavoro, è un privilegio per pochi. Si prende quel che c’è e a Brindisi c’è quello. La guerra non l’hanno scelta né voluta. Ora ci sono dentro in pieno.
Nicola Agostinetti




