Le grandi banche si “attrezzano” nel caso di un fallimento. Su invito delle autorità statunitensi, nove istituti studiano le soluzioni migliori per uscire con meno danni possibili da una grave crisi. Fra di essi le due maggiori banche svizzere.
I piani di crisi dovrebbero evitare il ripetersi di un nuovo caso Lehman Brothers: il crollo della banca di investimenti americana nel settembre 2008 creò una grande insicurezza nel mondo finanziario mondiale. Allora solo l’intervento dello Stato scongiurò il collasso dell’intero sistema bancario americano.
125 banche interessate
Oltre a UBS e Credit Suisse a studiare il modo di uscire dal peggiore degli scenari, vi sono la Deutsche Bank, la Barclays per l’Europa e, negli Stati Uniti, Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley e JPMorgan Chase.
Fra l’altro, dalle analisi deve emergere quali alleanze eventuali stringere e quali persone sarebbero incaricate di gestire la “grande crisi” e prendere le decisioni opportune. 125 istituti sono obbligati in tutto il mondo a fornire entro il 2013 alle autorità di vigilanza la loro strategia per affrontare una ipotetica situazione di bancarotta.




